Un eroe è un normale essere umano che fa la migliore delle cose nella peggiore delle circostanze

Una frase di Joseph Campbell che avevo annotato sull’agenda parecchi anni fa… nel primo articolo su questa testata , mi è parso doveroso spiegare da quale concetto trae ispirazione il nome dato al nostro Magazine. Be-yonder è un eroe, un semidio, l’arcano dei fumetti Marvel dotato di superpoteri.

Vorrei per un attimo fermare il tempo e le riflessioni sul concetto moderno di eroe. Non è negli intenti di chi scrive, scomodare allegorie epiche ed epoca classica. Sebbene Achille, Ettore ed Enea continuino ad ispirare fascino e mistero, nei giorni di Expo 2015, possono riposare in pace; tuttavia mi sono chiesta che senso avrebbe dato Omero, agli scontri che in questi giorni hanno devastato e ferito il cuore di Milano.

Prima di rispondere, una digressione ai giorni in cui mi sono trasferita in questa città, dopo aver lasciato la mia culla natale: Ferrara. Abbandonavo le vie Estensi, sornione, silenziose, ben ritratte dai piani di sequenza di Michleangelo Antonioni e languidamente descritte da Giorgio Bassani per una città metropolitana dove gli enormi palazzi della finanza e del business mi seducevano, ma come mostri inquietanti, parevano pronti ad inghiottirmi. Tutto mi sembrava “troppo”. Troppo alto. Veloce. Frenetico. Gli uomini troppo sicuri. Le donne troppo magre. Con i tacchi troppo alti. Il fiato dei primi mesi a Milano era sempre troppo corto. Correvo da un appuntamento all’altro con la difficoltà di orientarmi ed il timore di sbagliare fermata del tram o della metro. Ed ecco, in uno di questi giorni, succedere qualcosa. Ho notato una ragazza – non vedente- percorrere tranquilla la metropolitana accompagnata da un Golden Retriver con la pettorina rossa dei cani guida. Ricordo quell’animale, attento ad ogni passo della persona al suo fianco. Osservavo la ragazza scendere da una carrozza, percorrere la banchina della metro e poi salire su un altro mezzo chiedendomi come facesse….. La scena aveva per me qualcosa di eccezionale. Da quello stesso giorno ho cominciato a notare le donne Milanesi alla guida dei pesantissimi tram sulle rotaie di Milano. In quel periodo viaggiavo molto, svegliandomi all’alba per prendere aerei e treni. Quante anime lavorano anche di notte. Le serrande delle edicole che già alle quattro e mezzo si alzano per mettere in moto la macchina dell’informazione, le panetterie diffondono il profumo del pane, i mezzi di soccorso, le ambulanze non si fermano mai, i taxi e chiunque debba garantire l’ordine pubblico, il funzionamento di una sala operatoria, o di una centrale per l’erogazione dell’energia. Ed ora siamo arrivati ai giorni in cui tutti gli occhi del mondo sono puntati su Milano. Abbiamo assistito nel giro di pochissime ore al taglio del nastro che inaugurava l’esposizione universale e di lì a poco agli scontri armati di chi , con un cappuccio nero, si scagliava contro le forze dell’ordine e contro chi, con le ragioni di quel dissenso, nulla aveva a che fare. Impossibile non chiedersi che tipo di immagine abbiamo dato di noi ..al mondo. C’è dunque spazio per gli eroi nei giorni di Expo? Si poteva fermare quell’odio senza controllo? Mi chiedo se e come riusciremo ad amalgamarci con altri sguardi, culture, religioni se in un pomeriggio di Maggio ha potuto esplodere così in fretta l’inferno. Oggi le risposte sono confuse, ma una forma di eroismo mi è parsa degna di nota : quello dei 15 mila milanesi che , con i grembiuli bianchi, sapone, solventi e spazzole ha cercato di pulire dai muri e cancellare dalle strade le offese, l’intolleranza, l’odio di chi non ha saputo esprimere il proprio dissenso se non con la violenza. Forse gli eroi sono i soli esseri umani capaci di fare il proprio dovere, di vivere il mondo nella sua normalità e….. amarlo.

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