“E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio – è una barca che anela al mare eppure lo teme.”
“Antologia di Spoon River” – Edgar Lee Masters

Recentemente, ho ripreso in mano questo libro. Ho sfogliato le sue pagine alla ricerca di un augurio per un amico che ha deciso di affrontare il mare aperto.

Si è trasferito in un’altra città, ha iniziato a convivere e si è messo alla prova con uno stage. Ha dimostrato (almeno questa volta) di essere l’opposto di George Gray, l’incarnazione del rimpianto.
Ve lo siete mai chiesti? E che risposta vi siete dati? È uno di quei dilemmi che spesso ci poniamo. Personalmente Gray mi fa tenerezza, quasi pena. Probabilmente se lo avessi conosciuto, mi avrebbe fatto innervosire. È l’amica timorata che non ti accompagna a una festa perché non conosce tutti gli invitati. È il fidanzato privo di spirito di iniziativa che nemmeno immagina che le vacanze si possano trascorrere anche da un’altra parte e non per forza a casa al mare coccolato da mammà. Lì dove si conosce il parcheggio strategico vicino alla spiaggia e non si rischiano intossicazioni alimentari (ma forse la nuora rischia altri tipi di reazione allergiche). È il prototipo di chi per la paura di sbagliare non fa, di chi per l’ansia di scegliere rimane paralizzato al bivio, di chi per il timore dell’ignoto non lascia mai la strada vecchia. Come fantasmi attraversano l’intera esistenza senza nemmeno accorgersene. Non seguono una passione, non nutrono curiosità, non accettano mai un rischio. Arrivati al capolinea, si voltano e dietro il nulla. Che angoscia!

George Gray
George Gray

All’estremo opposto coloro che vivono seguendo il monito latino “carpe diem” senza pensare alle conseguenze, senza pensare al domani, senza paura. Sicuramente anche questo non è invidiabile, specialmente perché avere al proprio fianco una persona così spaventa. Peccano spesso di egoismo e travolgono gli altri senza remora alcuna.

Ma una sana via di mezzo? Della serie valorizzare il momento, sapendo che questo è unico e non tornerà mai, e contemporaneamente fantasticare e fare progetti a medio (lungo) termine rispettando chi ci sta attorno. Ovviamente questa non è una via facile da percorrere, spesso ci posizioniamo agli estremi. E allora, se dovessimo scegliere? Io non avrei dubbi: meglio un rimorso! (E chi mi conosce lo sa bene) Meglio provare e poi capire di aver preso la decisione errata, meglio soddisfare la propria curiosità e rimanere poi delusi, meglio credere fermamente in un’idea e ritrovarsi poi “fregati”, meglio volare fino al settimo cielo e poi affondare e conoscere il fondo degli abissi. Ai più sembreranno riflessioni di chi è ancora troppo giovane per sapere come funzionino davvero le cose. Probabilmente le convenzioni mi risucchieranno nel vortice tarpandomi le ali, probabilmente la mia sensibilità per gli altri rappresenta un grosso ostacolo, ma fino all’ultimo, con la speranza di avere il vento in poppa, io e i miei brillanti compagni di viaggio ci ripromettiamo di cavalcare l’onda. E voi?

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