Le relazioni a distanza sono ormai un fenomeno diffuso nella nostra società. Il motivo principale che ci spinge a lasciare il suolo italiano è il lavoro – sia la ricerca di questo sia un trasferimento obbligato.

Ma non solo, varchiamo i confini con un biglietto di solo andata anche per la necessità di perfezionare una lingua, per una relazione “meticcia”, o per il semplice desiderio di essere cittadini del mondo.

Ma come possiamo vivere lontano dalla famiglia, da chi amiamo, dagli amici?

  1. Il drin di Skype e l’innovazione chiamata Viber
    È forse loro il merito del perdurare delle relazioni a distanza. Non appena si ha entrambi una buona connessione Internet ci si “video-chiama” o “chiama” senza preoccuparsi dei costi aggiuntivi delle interurbane o delle internazionali. È strano vedersi attraverso uno schermo, i più anziani non se ne capacitano e modulano il tono della voce in base al kilometraggio, ma è un ottimo modo per sentirsi meno distanti e per scambiarsi gesti di affetto. Possiamo vedere un film grazie alla condivisione degli schermi, ma anche cenare insieme (l’abitudine dei più mammoni tra gli Erasmus).
  2. L’ossessione per i low-cost
    I mezzi di comunicazione, però, non ci soddisfano appieno e ci corrono in aiuto le compagnie aeree low-cost e i treni ad alta velocità. È un mondo complesso, che richiede molta pazienza laddove l’impazienza (di rivedersi) regna sovrana. Siamo obbligati a controllare 100 offerte diverse, a chiedere permessi sul lavoro per partire il venerdì pomeriggio o tornare il lunedì in tarda mattinata perché altrimenti i costi sarebbero troppo alti. (La legge della domanda e dell’offerta) La calma e uno spirito zen sono fondamentali anche durante il viaggio. La sveglia spesso suona nel cuore della notte, ma si sa, più gli orari sono disumani più è economico il biglietto. (Non sono certo no-profit queste compagnie!) I ritardi sono insopportabili e l’ansia del bagaglio troppo grande o troppo pesante ci accompagna fino al nostro posto a sedere. Quando seduti con il trolley in una cappelliera 20 file più in là (ma meglio che imbarcato) siamo finalmente pronti a chiudere gli occhi, ci accorgiamo che siamo circondati da un’eccitata scolaresca in gita. (ohmmmm!) Ma sopportiamo tutto col sorriso perché ne vale la pena: quando le porte si apriranno e troveremo qualcuno (e non una persona a caso) ad aspettarci, il suo abbraccio ci farà dimenticare tutto quello che abbiamo dovuto patire.
  3. La valigia strategica
    La sera prima della partenza i nervi sono alle stelle. Si vorrebbe essere già arrivati e, invece, si è costretti a selezionare accuratamente i vestiti che ci serviranno nel weekend. Dobbiamo essere abili nel prevedere non solo le condizioni meteo, ma anche eventuali feste, compleanni, attività sportive a cui parteciperemo nel weekend. La valigia è sempre troppo piccola e troppo pesante. Iniziamo, quindi, a togliere, a malincuore, capi che avremmo voluto con noi, per poi renderci conto, al ritorno, di averne, comunque, portati troppi.
goodbye
goodbye

Yes, we can. Si può fare. Banale dire che ci vuole tanta pazienza e ancor più fiducia. Si sa, non è facile fare pace quando si litiga e non si può chiarire davanti a un caffè, ma è anche vero che quando ci si vede certamente non si sprecherà tempo in futili discussioni!

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