Casa degli Atellani. Una meravigliosa villa antica nel cuore della città, dove Leonardo Da Vinci, seminò il primo seme di una pianta come la Malvasia. Un nettare capace di esaltare con il suo profumo, il naso più scettico.

Solo un genio come Leonardo, poteva pensare di far crescere nel cuore di una città che non finisce di stupirci, quei germogli e stralci di un mondo che può essere ricordato per l’ingegno di grandi maestri. Milano inghiotte o nasconde molte cose. Ha cortili, case, opere nascoste,  come Santa Maria presso San Satiro, dove un altro grande come Donato Bramante studiò la prospettiva.

Tra l’altare e la parete retrostante ci sono 97 cm, ma paiono 9 metri e 70. Un gioiello nascosto. Un tesoro segreto proprio come la Vigna di Leonardo che vi accennavo. Luoghi che hanno una storia e una magia. Pensate che nella villa in corso Magenta, “un camminatoio sotterraneo” porta dalla casa, alla splendida chiesa di Santa Maria delle Grazie. Dove è custodito il cenacolo dello stesso Leonardo e dove da tutto il mondo vengono per ammirare i nostri capolavori d’arte. E da tutto il mondo arriveranno anche giovedì 11 giugno, per gratificare i prodotti e le materie prime della nostra agricoltura ed allevamento lombardo. Una grande festa, dove lo spirito di Leonardo rivivrà per favorire lo stile di Confagricoltura Lombardia e dei suoi capolavori. E dove gli artisti come il Bramante, faranno diventare grandi,piccole opere di art-food, in una prospettiva di gusto. Critici d’arte, design, cibo genuino, “pane e vino” che sottolineano le eccellenze della nostra terra. Superbamente preparate dal direttore gastronomico Fabio Barbaglini, commentate dal prof. di estetica Stefano Zecchi e rappresentate da una giovane artista di pop-art Ludmilla Radcenko. Un contrasto di stili, ma ben divisi negli spazi che racchiudono il passato, il presente e il futuro. Un contrasto spettacolare nell’eleganza curata nei dettagli di una villa storica, ma ingegnosamente amalgamata.

Vi ricordo che la pop-art nasce negli anni 50 ed è ispirata ad immagini e modi appartenenti alla comunicazione di massa.

Si parla di società dei consumi che è fonte d’ispirazione degli artisti di pop-art, un’arte popolare che usa gli oggetti ed i miti in un mondo fatto d’immagini a stampa e video. Nelle opere tuttavia non c’è un’ostentazione di simboli ed icone, in Italia quest’arte non è come la pop art inglese e statunitense alla Andy Warhol. In Italia tutto è rivisto in modo critico. Le immagini servono a far riflettere. La pop art è denuncia di un sistema che è venuto a noia. Considera superato il concetto di arte come espressione dell’interiorità e dell’istintività, propria dell’Informale e dell’Espressionismo Astratto. Le icone, gli oggetti del consumo sono per Radcenko un mezzo di rielaborazione con tecniche pittoriche nuove o sculture o “trasporto” di opere oltre che su tela, riviste nella moda, su sciarpe, pants, maglie.

Un tripudio di colori, fantasia, creatività. La tecnica del combine-paintings o combines, incollando sulla tela pezzi di giornale o coprendolo con larghe pennellate di colore, conservando l’emotività da espressionista, fanno di Ludmilla un’artista che viene da più mondi. Linee spesse, spazi vuoti riempiti da tratteggi o da puntini che ricordano il pointillisme. Dalla tecnica del decollage, alla raccolta di spazzatura: bottiglie di latte, sacchetti di patatine, carta straccia, contenitori di uova, lattine, plastica. Un’infinità di materiali, la sua mente vola libera, come le opere che presenta… è un’eclettica . Oggetti reali. Colori al neon. Comunque incisivi. L’artista è pop e l’arte pop è l’angoscia esistenziale della società dei consumi, ma lei è un angelo di bellezza, di creatività, di voglia di vivere, d’impegno e volontà. Sognare a Milano si può fare e i contrasti, a volte aiutano a capire che il mondo è fatto di mondi da attraversare.

 

 

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