Ventiseimilioni di utenti hanno inserito un filtro arcobaleno sulla loro immagine di profilo Facebook. Espressione di libertà di pensiero o dietro la versione ufficiale di Facebook un’altra verità?

In seguito alla decisione della Corte Suprema di legalizzare i matrimoni gay, Facebook ha deciso di celebrare l’evento permettendo agli utenti di personalizzare il proprio avatar con i colori simbolo dell’orgoglio LGBT. Una bandiera arcobaleno che da ormai quarant’anni accompagna la comunità omosessuale. Nelle ore successive, molte aziende hanno appoggiato la decisione, modificando i propri loghi con i colori dell’arcobaleno o pubblicando messaggi di supporto. Anche Facebook ha partecipato alle celebrazioni, permettendo agli utenti di personalizzare il proprio avatar con i colori simbolo dell’orgoglio LGBT. Ora una curiosa notizia sta facendo il giro delle agenzie stampa. Secondo esperti della comunicazione  i “festeggiamenti” per il matrimonio omosessuale  sarebbero  serviti-da parte di Facebook-  anche ad altro. Secondo  Cesar Hidalgo del MIT e Stacy Blasiola dell’Università dell’Illinois, : “Si sarebbe trattato di un esperimento di psicologia sociale Facebook” che permettesse al colosso social di raccogliere informazioni sui  comportamenti virali. Pure fantasie o un nuovo episodio simile a quello sulla diffusione e propagazione di sentimenti ed emozioni di cui si ha avuto notizia esattamente un anno fa? E cosi’  molte testate, fra cui The Atlantic, hanno approfondito la questione domandandosi se l’operazione Celebrate Pride non sia stata davvero un’ ulteriore  occasione per raccogliere nuove informazioni su come gli utenti di Facebook utilizzino la piattaforma. Ma soprattutto secondo quali meccanismi si inneschino i fenomeni virali. Non è d’altronde accaduto solo con le emozioni ma anche con le dinamiche di voto. Poi le eccezioni, le esasperazioni ed anche le distorsioni (ci sono sempre) del caso. Alcuni utenti hanno colorato il proprio profilo senza conoscere il significato del gesto, per poi rimuovere l’arcobaleno quando ne  hanno appreso la valenza.  All’eccesso il caso di una ragazza che dopo avere colorato di arcobaleno il proprio profilo ha inneggiato uno slogan a favore dell’omofobia. In queste ore anche la notizia della presa di posizione di un sacerdote: “chi ha  il profilo Facebook colorato di Arcobaleno non può fare il padrino o la madrina”. Interessante sarebbe dunque capire se l’esperimento non sia servito a capire quanto le persone che scelgono di sostenere una causa (come quella della libertà sui matrimoni gay) sia frutto di   convinzioni personali, oppure se le persone siano disposte a condividere un comportamento quanto più esposte ad atteggiamenti simili sulla piattaforma. Non è un esperimento né un test”, ha raccontato invece  il portavoce di Facebook a The Atlantic, smentendo ufficialmente si sia trattato di un esperimento sociale. Ma ora il dubbio rimane. Niente di particolarmente grave s’intende,  solo la curiosità di capire – quanto e se-  quando esprimiamo  un parere stiamo davvero manifestando liberamente un orientamento o siamo invece inconsapevoli cavie di un sondaggio di mercato o di un esperimento sociale.