Un giorno un uomo inventò una parola per definire il suo concetto di lotta: “satyagraha” che significa “insistenza per la verità”, più comunemente tradotta come “resistenza passiva”. Quest’uomo iniziò a opporsi a ciò che trovava ingiusto, non con la violenza, ma con la determinazione di chi sa di essere nel giusto. Questo piccolo grande uomo riesce infine a riunire il suo popolo, a portarlo all’indipendenza, a diventare fonte di ispirazione per altri grandi uomini, come Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi e a diventare il simbolo e personificazione di un’ideale: la non violenza. Il suo nome era Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma, “grande anima”.

Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l’attenzione che prestereste alla cosa che considerate più importante. Infatti sarete giudicati da queste piccole cose.

La sua parola riuscì a farsi strada tra la gente ed egli iniziò ad organizzare altri atti di disobbedienza civile pacifica. Così anche la politica ad alto livello non poté più restare indifferente al messaggio e all’agire di questo uomo che tutto il popolo amava e seguiva. «Che nessuno dica di essere mio seguace. È sufficiente che io sia seguace di me stesso.» Albert Einstein così lo definì: Una guida del suo popolo, privo di aiuto da parte di qualsiasi altra autorità esterna; un uomo politico i cui successi non si basano sull’artificio o sulla padronanza di formule tecniche, ma semplicemente sull’autorità morale che emanava dalla sua personalità; un combattente vittorioso che ha sempre disdegnato l’uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di decisione e di inflessibile coerenza, che ha dedicato ogni energia alla rinascita del suo popolo e al miglioramento delle sue fortune; un uomo che ha affrontato la brutalità dell’Europa con la semplice dignità di un essere umano, dimostrandosi superiore in ogni occasione. È possibile che le generazioni future stenteranno a credere che un tale uomo sia mai vissuto in carne e ossa su questa terra. E le generazioni di oggi, seppur incredule di fronte a tale saggezza, cercano di seguirne le orme.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

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Susanna Messaggio

Questo, infatti, l’insegnamento da cui hanno preso spunto gli ideatori dell’iniziativa di solidarietà “Guardare il mondo con gli occhi di Gandhi” tenutasi questa primavera al 31° piano del Pirellone a sostegno di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Marò Italiani detenuti in India. Al progetto hanno partecipato numerosi testimonial che hanno indossato gli occhiali originali di Gandhi simbolo e guida spirituale per il suo paese di una visione illuminata, non violenta e tollerante. A darsi appuntamento per lo scatto “solidale” c’erano esponenti del mondo imprenditoriale e politico come Paolo Berlusconi, ma anche la cultura come il filosofo Stefano Zecchi, ma anche del mondo dello spettacolo, del teatro, dello sport come Susanna Messaggio, Renato Pozzetto, Antonio Rossi, Umberto Smaila, Marco Predolin, solo per citarne alcuni. L’iniziativa è stata curata dalla Lista Maroni Presidente, grazie ad un’idea del Consigliere Regionale Marco Tizzoni, con il patrocinio di Regione Lombardia.

A realizzare i ritratti fotografici, in esposizione dal 27 marzo presso lo spazio espositivo Capitol55 di via Martinelli, 55, è stato il fotografo milanese Andrea Ciriminna, ritrattista esperto in tecniche fotografiche analogiche.

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Susanna Messaggio

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