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Le mamme “Avatar”: madri virtuali ed anche virtuose?

Le mamme “Avatar”: madri virtuali ed anche virtuose?

Ansia e sentimenti di colpa sembrano –oggi- fare parte sempre più spesso del mandato materno.

Non è mai facile disimpegnarsi da questi sentimenti, soprattutto perché è molto vincolante il rapporto che lega ogni madre ad un cucciolo, in totale dipendenza da lei per gran
parte delle cure primarie. Sempre di corsa per far fronte ai mille impegni che riempiono la vita, le donne di oggi spesso confessano la convinzione di essere madri assenti, distanti. Faticano a conciliare la vita professionale con quella familiare e personale. Obiettivo strategico di ogni madre, che lavora e consegna il figlio alle istituzioni educative para-familiari, pare essere oggi -sempre di più- quello di non staccare il “cordone”, di conservare il controllo e di riuscire a far sentire al bambino che lei è vicina, ovunque lui si trovi; che l’ambiente in cui conduce le sue esperienze è profondamente ispirato dalle intenzioni della mamma, che non lo abbandona mai e che sa sempre ciò che succede.

La mamma “avatar” c’è sempre, anche se non di persona. E così il bambino non si sente abbandonato. Un modello vincente, basta seguire poche regole. Il nome “ Mamma Avatar” è il titolo di un libro scritto da due psicoterapeuti che fa preciso riferimento ad una “prossimità virtuale” che mantiene le madri vicine ai loro bambini anche quando non sono insieme fisicamente. Laura Turuani e Davide Comazzi – psicoterapeuti dell’Istituto Minotauro di Milano– spiegano in questo libro come le donne abbiano adattato il ruolo materno ai bisogni e ai tempi di oggi: in un percorso che va dalla scoperta della gravidanza fino all’adolescenza, gli autori esaminano i sentimenti che accompagnano il diventare madre e mostrano come le tante figure che ruotano intorno ai bambini (tate, educatori, nonni, insegnanti, allenatori…) e gli strumenti tecnologici a disposizione possano servire per la costruzione di veri e propri “avatar”. I due terapeuti fanno riferimento agli Avatar come ad emanazioni, gemmazioni di sé con le quali le madri possono mantenersi in “contatto”seguendo la crescita dei loro piccoli.

Comprendere i meccanismi della “presenza virtuale materna” e capire le proprie “strategie di avatar” può consentire a ogni madre di interpretare al meglio il proprio ruolo, stando accanto ai figli fin dove è necessario e accettando poi, quando è il momento, di lasciarli andare. Perché quì si sta concentrando il dibattito, ci sono fasi della crescita in cui sentire la madre vicina attraverso ausili è fondamentale per contrastare ansie e angosce di abbandono e separazione, ma ad esempio in adolescenza i figli devono poter prendere distanza dai modelli di accudimento, per differenziarsi, separarsi autonomamente e crescere. Quanto tale “ombra virtuale” potrebbe essere vissuta come intrusiva e invasiva? E voi mamme Be-yonder che cosa ne pensate?

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta
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