“Tu non sei più vicina a Dio di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende benedette le mani. Nascono chiare in te dal manto, luminoso contorno: io sono la rugiada, il giorno, ma tu, tu sei la pianta”.

Inizia con la poesia “Le mani della madre” di Rainer Rilke l’ultimo volume scritto dello psicoanalista Massimo Recalcati presentato presso la sala Eventi Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano. L’ultima fatica letteraria di Massimo Recalcati è dedicata a desiderio, fantasmi ed eredità del materno. Dopo le numerose analisi che la letteratura ha dedicato all’importanza del volto, del seno materno, del linguaggio materno e del nome… questa volta il focus è sulle mani della madre. Dopo aver scritto sulla figura paterna e sull’essere figli, Massimo Recalcati ha precisato di avere volutamente atteso un tempo prima di scrivere della figura materna. Il libro – ha precisato lo psicoanalista devoto a Lacan- nasce dall’attività di 30 anni di esercizio clinico.

Quale spazio si crea nelle mani della madre? E quali segreti e simbologie nascondono le mani della madre? Massimo Recalcati non ha esitazioni nel rispondere: “ le mani della madre sono la prima forma di linguaggio, sono il primo sostegno della vita, i rami , la pianta che sostiene la vulnerabilità e fragilità della rugiada, che rappresenta la vita. Le mani della madre impediscono che la vita precipiti nel vuoto, nel non senso. Le mani sono già una forma primaria di linguaggio. Nel volume la punteggiatura descrive alcuni fantasmi patologici che minacciano una maternità sana (madri narcisiste, chioccia, le madri vampiro o madri coccodrillo…) un’insidiada non sottovalutare è quello che porta allo sbilanciamento tra presenza ed assenza della madre. Un eccesso di presenza, come un eccesso di assenza –sostiene lo psicoanalista- generano uno squilibrio. Lo spazio materno è un’ospitalità senza proprietà…. La madre ha il compito di offrire la cura, non di rappresentare una tutela che non lasci respirare ossigeno. La maternità non è un fatto biologico, ogni madre diviene tale nel momento in cui pronuncia un si….ed esprime un desiderio, offrendosi. L’equilibrio che mantiene il concetto di madre “sufficientemente buona” non puo’ esaurirsi solo nell’immagine di una maternità che non “vede” altro che il figlio. Il desiderio di una madre non può mai esaurire quello della donna.

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