Nell’immaginario comune il viaggio on the road per eccellenza è quello negli States dalla West Coast all’East Coast (o viceversa), ma forse quello verso Capo Nord non lo è di meno.

A una settimana dal mio arrivo in Finlandia mi sono ritrovata coinvolta nell’organizzazione di una spedizione italo-tedesca-spagnola verso il punto (ufficiale) più a nord d’Europa. L’organizzazione dei sei ragazzi tedeschi è stata impeccabile, anche se in certi momenti con i due amici spagnoli condividevamo la sensazione di essere in un regime oligarchico, dal quale ovviamente i PIGS erano esclusi.

Dato fondamentale: 1246 km da percorrere andata e 1246 km ritorno (da dimenticarsi autostrade con limiti a 130 km/h). È uno di quei viaggi sconsigliati a chi non ama l’automobile!

Siamo partiti da Vaasa – cittadina a nord-ovest della Finlandia – un martedì di inizio settembre con due auto cariche sia di persone sia di equipaggiamento – avremmo soggiornato in cottage immersi nella natura che non sempre fornivano lenzuola ed asciugamani (prestate attenzione quando prenotate) e l’abbigliamento prevedeva un crogiuolo di magliettine mischiate a sciarpe, guanti, giubbotti – la classica cipolla portata all’estremo.

Le strade verso NordKapp sono molteplici, il vantaggio di raggiungerlo dal lato finlandese è quello di poter vedere i paesaggi sia pianeggianti della Finlandia sia più scoscesi della Norvegia e di fare tappa al rientro (nel nostro caso due notti a Inari) in una Lapponia, in quella stagione ancora verdeggiante, che da lì a due mesi, però, avremmo rivisto sommersa da metri di neve.

Dopo 10 ore in auto, abbiamo raggiunto la prima tappa, Ivalo, dove, dopo una rapida cena, ci siamo separati nei vari cottage con l’unico obiettivo di stendersi su un letto e recuperare un po’ le forze. Il secondo giorno abbiamo attraversato il confine con la Norvegia e siamo arrivati a Honningsvåg, dove si trovava il nostro secondo alloggio. Le condizioni meteorologiche non favorevoli non sono riuscite a trattenerci e la curiosità ci ha spinti, quel pomeriggio stesso, a varcare i confini del noto. Sfidando le folate di vento, a confronto delle quali la Bora è una piacevole brezzolina estiva, abbiamo raggiunto la nostra meta: Capo Nord! Per fortuna il giorno successivo ci siamo tornati e abbiamo potuto godere dello spettacolo: il sole e il cielo terso hanno permesso ai nostri occhi di godere del panorama e agli obiettivi delle nostre macchine fotografiche di immortalarlo.

Chi dice che a Capo Nord non vi è niente, non mente. Ci si trova a picco sul mare e di fronte il nulla, la linea dell’orizzonte si perde là dove l’occhio cede il posto all’immaginazione. Il fascino di questo viaggio risiede in ogni singolo km percorso, nei paesaggi che accompagnano la spedizione e nella sensazione unica che si prova di fronte al nulla… quando si è “at the end of the world”. Laddove le parole di Roy Batty in Blade Runner rieccheggiano.

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