L’insegnante interpretato da Robin Williams ha incarnato la figura del professore che tutti noi abbiamo desiderato vedere (e forse abbiamo visto) seduto in cattedra.

o-COMPITI-900La noia delle lezioni frontali travolta da una figura carismatica che cattura la tua attenzione, suscita in te curiosità e lascia traccia nella tua mente da adolescente ancora così malleabile. Forse in queste righe si ritroveranno i liceali di Fermo il cui docente ha fatto notizia in questi giorni (notizia che ho subito collegato a questo articolo a cui stavo lavorando). Il Prof. Cesare Catà, per quest’estate, ha deciso di non dare ai suoi alunni noiosi compiti delle vacanze, li ha, invece, invitati ad andare a vedere l’alba almeno una volta, di evitare tutte le fonti di negatività, di guardare film cercando riviverli nelle serate estive, di leggere in quanto la lettura è la miglior forma di rivolta, così come di utilizzare i vocaboli appresi durante l’anno scolastico, poichè possedere un ampio vocabolario è la base per pensare di più e quindi per essere più liberi.

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Tornando al mondo della cinematografia, se John Keating mi conquistò anche in quei passaggi comunemente apostrofati “americani”, nonostante qualcuno possa accusarmi di campanilismo tipico di noi italiani, il personaggio del mentore per antonomasia nel cinema mondiale è, per me, quell’uomo grande e baffuto che porta in bicicletta un pigro chierichetto in una torrida Sicilia del dopoguerra. Lui che comprende il potenziale racchiuso in un vivace bimbo, figlio di una terra dove i sogni venivano interrotti dalle fatiche del lavoro e dai crampi di fame, e lo introduce in uno dei mondi più affascinanti, quello della settima arte. Gli insegna un mestiere trasmettendogli la sua passione fino a forgiarne un degno erede, che supererà il maestro. Alfredo è il professore dell’università della strada, quella che guarda al singolo nella sua interezza e complessità, in tutti gli aspetti della sua esistenza, e gli insegna ad affrontare le avversità e a sviluppare la sua personalità senza appiattirla nel nome dell’omologazione. Lui che tiene così tanto a Totò da lasciargli spiccare il volo, che desidera per lui il meglio tanto da vederlo partire ed obbligarlo a non tornare, confortandosi e rasserenandosi solo con articoli, la prova tangibile che ci aveva visto lungo – “non voglio più sentirti parlare, vogghiu sentiri parrari di tia”. La stima reciproca e l’affetto, non intaccati dal passare del tempo, confluiscono in un ultimo regalo che solo chi ha davvero investito su qualcuno può arrivare a confezionare – uno dei finali memorabili del cinema.

NUOVO-CINEMA-PARADISO-35Ho provato la stessa sensazione nel vedere il Postino (finalmente ho colmato questa lacuna), la pellicola in cui Philippe Noiret, questa volta nelle vesti Pablo Neruda esiliato a Salina, accompagna per mano l’autoctono Mario Ruoppolo in un viaggio poetico verso la conoscenza. Pescatore poco motivato, l’isolano ha una spinta interiore che lo porta a non seguire il percorso per lui già tracciato dagli altri: le “reti dei pescatori sono tristi” ai suoi occhi e lui guarda oltre. Un sofferente Troisi con un’interpretazione magistrale saluta il pubblico come solo i veri artisti sanno fare, tanto da non farci accettare, a distanza di 21 anni, il fatto di non aver potuto più “godere” di un talento tanto raro. Pablo Neruda, come Alfredo di Nuovo Cinema Paradiso, rappresenta la figura esperta ma amica, necessaria affinché la spinta interiore di persone inconsapevoli in contesti sfavorevoli prenda una forma e si concretizzi. Uno dei compiti del professore marchigiano:

Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la sforza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.

Tutti noi, fondamentalmente, abbiamo bisogno di un maestro che innaffi il germoglio che noi non sappiamo nemmeno di possedere, che ci indichi la strada e ci spinga a percorrerla, un maestro che va beyond:

Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu.