Patti Smith inaugura il Festival di Villa Arconati 2015, nel tour in cui celebra i 40 anni di Horses.

Nella cornice della piccola Versailles di Bollate qualcuno è in trepidante attesa sotto il palcoscenico, i più sono in coda per una birra o un panino, quando Patti Smith fa capolino sul palco facendo loro dimenticare la sete e lo scontrino. Devoti accorrono, corrono dalla sacerdotessa del rock che con il brano Gloria dà il via alle danze

Tutti vengono conquistati, anche una defilata Ornella Vanoni si alza dalla sedia in ultima fila e avanza verso il palco.
All’ascolto estasiati sessantottini, non più capelloni, al fianco di giovani amanti del genere. È un potpourri generazionale e lei invita tutti a non arrendersi – ci sono ancora troppi cambiamenti da apportare: make it happen, non è uno slogan pubblicitario, è un invito, una speranza. È un impegno individuale, una lotta per quello che più ci sta a cuore, uno stato di malcontento che porta a un cambiamento che ogni singolo può attuare.
Patti Smith è una tessitrice di sogni

My generation…we had dreams and we are still dreaming…that it is possible…
just make change…let’s do it!

Si capisce fin da subito che la chioma “total white” inganna: la grinta e lo spirito rock sono quelli di sempre. Patti Smith non si arrende e trascina il pubblico in una festa che si vorrebbe non finisse. Le movenze sul palco la contraddistinguono anche quando le luci fanno intravedere solo la sua silhouette. Si diverte e fa divertire. Redondo Beach, Birdland, Free Money, Kimberly, Break it up, Land: Horses/Land of Thousand Dances/ La Mer(de)/Gloria. Sbaglia un passaggio e, senza problemi, lo ammette a modo suo: “I made a mistake, but I will make it bigger”.

Poi si fa seria,

 Everyone of you has lost someone, a friend that you keep in life in your heart, in your memory.

È ora il momento di Elegie, dedicata ad Jimi Hendrix, che ci ha lasciati 40 anni fa, e ai suoi cari scomparsi. E poi si continua: Dancing Barefoot infiamma il pubblico, Privilege, Beneath the Southern Cross.
Dopo un omaggio della band ai Velvet Underground e a Lou Reed – altro amico a cui ha dovuto dire addio -, inizia la sequenza più emozionante del concerto, a partire dalla sua canzone forse più conosciuta “Because the night” – dedicata al padre del figlio che in questo tour è sul palco con lei, sua madre. Patti Smith è anche e soprattutto una madre: è questa l’esperienza che più l’ha segnata facendole capire il senso del sacrificio (da un’intervista rilasciata al Corriere.it). Quando si è allontanata dal mondo della musica, non si è fermata, come qualcuno dice: si stava prendendo cura dei suoi figli e del marito e dedicava il suo tempo alla scrittura.

Siamo in chiusura, ma lei ha ancora molto da dare e da dire. La sua personalità esplode e in un assolo si scatena con la chitarra strappandone tutte le corde, una ad una. Ha 68 anni e un’energia invidiabile. Ci dice così arrivederci con “People have the power” e “My generation”.

È il solstizio d’estate e questo il suo augurio prima che le luci si spengano su Villa Arconati

No more fear…Have a good life…take care of yourself…I had a great time
STAY FREE!