Ieri sera è stato presentato il Report Calcio 2015 sviluppato dalla Federazione in collaborazione con Arel e PwC con riferimento alla stagione scorsa (2013-2014) presso la Sala Convegni dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e della Brianza.

Alla tavola rotonda Demetrio Albertini, dirigente sportivo ed ex calciatore, Emanuele Grasso, partner PwC, Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore e autore del libro “Goal Economy. Come la finanza globale ha traasformato il calcio”Giuseppe Nicosia, dottore commercialista, curatore fallimentare dell’AC Monza, e Gilberto Gelosa, Presidente dell’Ordine.

Con 1.327.127 tesserati (pari al 25% degli atleti tesserati all’interno del Coni) e con un giro d’affari stimabile intorno ai 13 miliardi (tra le prime 10 industrie italiane), il mondo del calcio ha un’oggettiva incidenza da un punto di vista sia economico sia sociale nel nostro paese, per cui è doveroso prestare attenzione alle possibili ricadute. I problemi, infatti, non mancano: il dibattito, così come il report calcio 2015, si è concentrato, soprattutto, sulla necessità di sviluppare infrastrutture moderne e di proprietà delle società, per poter essere competitivi e cogliere le opportunità che si palesano. Tre sono le strade da percorrere: sostenere la crescita dei giovani, creare infrastrutture moderne e riportare il pubblico negli stadi. Basta, infatti, pensare che 10 anni fa Inter e Barcelona avevano pari ricavi, all’incirca 160 milioni di euro, oggi, invece, l’Inter non ha visto alcun aumento, mentre il Barcelona si attesta intorno ai 500 milioni, sottolinea Grasso. Bellinazzo commenta:

Noi siamo rimasti fermi a 10 anni fa, mentre gli altri si occupavano di stadi e servizi, noi spalmavamo debiti, vendevamo marchi fittizi, facevamo plusvalenze.

Il focus sugli stadi è il fil rouge del dibattito: 13,1 milioni gli spettatori che hanno assistito ad incontri dei campionati professionistici nella stagione 2013-2014, dato che segna un incremento del 6%, facendo così arrestare il trend negativo iniziato nel 2009-2010. Se in serie A il riempimento medio degli stadi è pari al 50%, scende al 33% in Serie B e, intorno, al 20% nelle due divisioni. L’anzianità e l’arretratezza degli stadi italiani è nota: 61 l’età media degli impianti. In aggiunta, i nostri stadi non vengono utilizzati per fini alternativi (il 25% in Serie A e il 68% in Serie B), non hanno punti vendita per attività commerciali e non utilizzano nemmeno fonti rinnovabili di energia. La sicurezza, invece, è migliorata negli ultimi 10 anni. Il numero di spettatori di Serie A nella stagione analizzata è stato pari a 8.774.116, dato che indica il proseguimento di un trend positivo a partire dall’anno precedente ma che non si avvicina a quello della stagione 2008-2009 di 9.392.600.

Report Calcio 2015 - Odcec Monza
Report Calcio 2015 – Odcec Monza

Di seguito, altri dati (rilevati alla fine della stagione 2013-2014) che concorrono a quanto esposto sopra:
la Serie A è al primo posto per età media dei calciatori rispetto ai 54 campionati di massima divisione in tutta Europa – 27,3 anni contro i 25,6 della Bundesliga;
la Serie A è sul podio anche per percentuale di calciatori stranieri (54,1%), terza dietro a Cipro e Inghilterra;
la Serie A è all’ultimo posto per calciatori provenienti dalle giovanili dei propri club di appartenenza (solo l’8,4%).
La mancanza dello sport nelle scuole, che caratterizza la realtà italiana ma non il resto del mondo, come sperimentato da Emanuele Grasso negli States, è un altro aspetto su cui urge intervenire e che potrebbe essere il punto di partenza anche per un impegno serio nei confronti dei talenti femminili.

Il calcio professionistico italiano ha un valore della produzione aggregato pari a 2,7 miliardi di euro, in aumento dell’1,2%, una perdita di 317 milioni di euro. La situazione è più critica in termini finanziari e patrimoniali: i debiti aggregati stanno raggiungendo i 3,7 miliardi di euro – questi non si avvicinavano ai 3 miliardi nel 2009/10; il patrimonio netto, invece, si attesta intorno ai 273 milioni di euro, proseguendo il trend negativo dai 406,4 milioni del 2009/10.

Albertini conclude:

Il goal più bello sarebbe quello di vedere gli stadi di nuovo pieni perché questo vorrebbe dire che stiamo offrendo uno spettacolo e non più solo business.