Di fronte all’installazione di docce come nebulizzatori per i visitatori accaldati ad Auschwitz una domanda sorge spontanea: “come vi è venuto in mente?”.

Da domenica nel campo di concentramento polacco di Auschwitz i turisti accaldati potranno trovare sollievo usufruendo dei nebulizzatori installati all’ingresso. È una pratica alquanto comune che apprezziamo sempre quando il caldo e l’umidità ci tolgono il respiro mentre aspettiamo in coda per un’attrazione a un parco divertimenti.
Come in tutte le circostanze bisogna però utilizzare il buon senso. Se è comprensibile ma non indispensabilie il fine che si voleva raggiungere, non lo è il modo. Associare lo strumento “doccia” con il contesto di un campo di concentramento è un collegamento radicato nella nostra cultura, consolidato da tutti questi anni in cui non si è dimenticato l’orrore di quei luoghi. La vita dell’essere umano è impregnata di segni e simboli. Il simbolo non è solo la manifestazione di contenuti, ma comprende anche una serie di emozioni che naturalmente ed universalmente scaturiscono. Le docce sono un simbolo dello sterminio degli ebrei ed in quanto tale non dovrebbero essere maneggiate con superficialità. Di fronte alle fotografie delle docce di Auschwitz contro l’afa, riaffiorano alla nostra memoria e, soprattutto, a quella dei visitatori del campo (direi non solo israeliani) immagini come queste e i brividi attraversano il nostro corpo:

Docce ad Auschwitz
Docce ad Auschwitz
Docce per turisti ad Auschwitz
Docce per turisti ad Auschwitz

Inoltre, la visita in un campo di concentramento non dovrebbe essere una passeggiata piacevole, dovrebbe prevedere l’immersione in quella realtà, la realizzazione personale di quello che in quel luogo macabro succedeva. Non sono di certo afa e caldo a turbare i visitatori. Pensare a rinfrescarli non dovrebbe essere una preoccupazione della direzione né una richiesta da parte del turista. Si sta trattando di un capitolo nero della nostra storia, di una ferita aperta. È una questione che andrà sempre affrontata con rispetto, un rispetto per le vittime. Un rispetto che va manifestato anche nella gestione dei luoghi della memoria. Un rispetto che è mancato in questa scelta, poco importa se il Zyklon B veniva introdotto in modo completamente diverso, attraverso fori nel soffitto oppure in gocce attraverso i muri, come ha fatto notare la direzione.

È stata una scelta di cattivo gusto. Un pugno nello stomaco – come è stato commentato.