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Come evitare l’intervento degli spietati grammar-nazi

Come evitare l’intervento degli spietati grammar-nazi

Errori grammaticali - grammar nazi

Sono gli inviati online dell’Accademia della Crusca. Il loro nome è una garanzia: i grammar-nazi non hanno pietà per nessuno. Come evitare il loro intervento?

I paladini tecnologici della nostra lingua hanno conquistato il web e gli altri mezzi di comunicazione tecnologica, perdendo più di un amico. I grammar-nazi non perdonano né accettano scuse, quale la classica “è un errore di battitura”. Dotati di forte senso ironico, intervengono laddove il Devoto-Oli strapperebbe tutte le sue pagine, dalla A alla Z. Si scatenano di fronte all’omicidio della grammatica italiana senza guardare in faccia nessuno. Nella loro battaglia, infatti, non hanno remora o timore alcuno. Difendono un bene supremo: la correttezza della nostra lingua madre. La loro è una condizione esistenziale che li porta a provare inquietudine e disperazione di fronte ad usi oltraggiosi della Dea grammatica. Per loro la libertà di espressione ha un solo ed unico vincolo: esprimersi senza errori.

I motti del grammar-nazi
I motti del grammar-nazi

Se con il touch del cellulare è molto facile non premere il bottone dell’acca (muta per eccezione ma come non mai fondamentale nello scritto), bisogna, d’altra parte, ammettere che vi sia una dilagante noncuranza per la nostra lingua che è giusto che venga punita. Qui intervengono i grammar-nazi. Al vostro post di Facebook in cui vi domandate “Qual’è il senso della vita?” rispondono con gelida ironia “Scrivere qual è senza apostrofo”. La loro azione è sempre preceduta da un inflessibile asterisco al quale tendenzialmente segue la rimozione del post originario da chi è stato beccato in fallo. (guarda la gallery)

Il loro incubo maggiore è che se molte persone sbagliano a scrivere una parola per un determinato periodo di tempo, questa finirà per essere accettata come corretta. Non si rassegnano, infatti, all’approvazione di“valige” o “ciliege”. 

La ragione è tutta dalla loro, per cui con un poco di cultura elementare è possibile non solo evitare figuracce pubbliche ma persino diventare un paladino grammar-nazi in prima persona.

Allora, ripassiamo insieme:

  1. l’articolo indeterminato “un” vuole l’apostrofo solo se il sostantivo che segue è femminile (un albero vs un’ancora)
  2. “qual è” va senza apostrofo, non ci pensate due volte
  3. ato, ito, uto chiedono l’acca in aiuto; are, ere, ire l’acca fanno fuggire (ho mangiato vs a mangiare)
  4. “ce l’ho” voce del verbo avere (la classica frase tra amici di fronte all’album dei calciatori). Imprimetela nelle vostre menti.
  5. “c’è” (esserci) vs “ce” (pronome): “C’è del latte?” vs “Hai bisogno di penne? Ce ne sono molte”
  6. “A volte”, “a parte” vs “apposta”
  7. “dopo il se la doppia esse”non macchiatevi di un crimine quale l’omicidio di un membro della Crusca dicendo “se avrei”
  8. “a me piace” o “mi piace”, in questo caso repetita no iuvant
  9. “il 10% degli italiani è”, “la maggior parte degli studenti è”, rispettate la concordanza soggetto-verbo (il soggetto è singolare)
  10. la virgola non va mai messa tra il soggetto e il verbo
  11. l’accento segue delle regole precise, ecco le basi:  (verbo), (giorno) e relativi composti (lunedì, mezzodì ecc.), e , (avverbio affermativo), (bevanda), è (verbo),, , ciò, già, giù, più, può
  12. le abbreviazioni (cmq, gg, nn…) e la sostituzione di “c“/”ch” con la “k” devono essere abbandonate, dimenticate, rifiutate, sepolte per sempre anche perché lo scarso utilizzo degli SMS e le promozioni all inclusive non ci obbligano più a rispettare un numero massimo di 160 caratteri. Compiamo la follia di scrivere le parole per intero senza badare a spese!

Ringraziamo la pagina Twitter Grammar Nazi Italia ‏(@GrammarNaziIT ) da cui abbiamo preso le foto e che vi invitiamo a seguire se anche voi quando leggete un articolo e trovate un errore vi rifiutate di proseguire nella lettura, sebbene vi stesse rivelando il senso della vita.

Valeria Gelosa

Valeria Gelosa

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