Tra le capitali europee in lista d’attesa, Budapest da anni richiamava la mia attenzione. I racconti dei reduci non facevano altro che stuzzicare la mia curiosità. Quando quest’estate mi si è presentata l’occasione, io non me la sono fatta scappare.

In primis, sapevate che dista solo un’ora da Milano? Un’ora! Lo stesso arco temporale che impieghiamo per raggiungere un punto qualsiasi della nostra città all’ora di punta con l’unica differenza di essere seduti comodamente (dipende ovviamente dalla compagnia scelta) su un aereo e di trovarsi, una volta trascorsi i 60 minuti, immersi nell’incanto di questa città. Non so cosa mi trattenga dall’andare a cena tutti i weekend in un ristorantino sulle sponde del Danubio.

Per antonomasia città sul fiume, che fino al 1873 separava Buda e Pest. Non sono un’esperta, e non baso il mio giudizio sui topi che hanno interrotto la mia passeggiata parigina, ma credo che il Danubio non abbia nulla da invidiare alla Senna. Blu e maestoso, attraversato da ponti da cui è possibile godere viste panoramiche sulla città memorabili. Insomma, pari merito.

Le popolazioni? Gli ungheresi, prole di quel ceppo ugro-finnico che avevo già testato nella mia permanenza al nord, non mi sono sembrati tra le popolazioni più amabili o socievoli del nostro continente. Della serie che entri in un ristorante e non ti indicano il tavolo (siediti un po’ dove ti pare) e se chiudono alle 21.30 non osare chiedere un caffè o il menù dei dolci alle 21, la risposta sarà un invito verso l’uscio. Quindi, anche su questo fronte, non vantano, ai miei occhi, una reputazione tanto migliore di quella dei parigini.

E allora perché tra Budapest e Parigi, io scelgo Budapest? Io che vorrei rinascere nella prima metà del XX secolo a Montmartre? Non sono neanche una fan della principessa Sissi (incoronata a Buda nel1867). Per non parlare, poi, del valore artistico che risiede (più o meno legittimamente) a Parigi tra Louvre, Musée d’Orsay, Centre Pompidou.

Perché, allora, non vedo l’ora di tornarci e ho consigliato a tutti di andarci? Ecco, cosa è emerso dopo una rapida consultazione con i miei compagni di viaggio.

L’illuminazione notturna toglie il respiro. Mette in rilievo gli edifici più importanti, regalando alle cartoline che si imprimono sulle retine una fotografia da sogno. I monumenti e l’architettura di prestigio (che può competere con le capitali dell’Europa occidentale) catturano lo sguardo dei turisti che dal Ponte delle Catene si muove incredulo da un’attrazione all’altra come la matita che unisce i puntini del famoso gioco enigmistico.

È raccolta, a misura d’uomo. Si può avere una visione sintetica della città, apprezzandone con una sola panoramica i punti più salienti, senza, con questo, svalutare il fascino delle viette, soprattutto nel quartiere ebraico. Abbiamo, infatti, potuto girarla tutta a piedi, salite di Buda sotto il sole di mezzodì incluse.

Non è impostata, è giovane e frizzante (nonostante gli orari di chiusura dei locali non siano minimamente spagnoli). Ha un tocco di originalità, che si concretizza nei molteplici “kert” (giardini) dove è possibile passare piacevoli serate che mi hanno conquistata molto più delle seriose brasserie.

La sua storia non si ferma all’altro ieri. L’impero Austro-Ungarico ha lasciato traccia tangibile, conferendo alla Budapest di oggi maestosità e grandiosità. Inoltre, le vicende più recenti (del dopoguerra) si sono concretizzate nella mia mente di fronte alle parole della guida nell’ospedale museo nella roccia: una doccia fredda, di quelle che ti colpiscono perché fino a quel momento non avevi realizzato fino in fondo.

Infine, è economica: la birra locale è più economica dell’acqua, esempio che potete declinare in ogni altro aspetto durante il vostro soggiorno.

Io sicuramente tornerò a Parigi e, forse, mi ri-crederò, voi nel frattempo, se non lo avete ancora fatto, volate a Budapest. Forse mi darete un po’ di ragione!

Basilica di Santo Stefano
Basilica di Santo Stefano
Castello di Buda
Castello di Buda
Statua della Libertà - Budapest
Statua della Libertà – Budapest

 

 

 

 

 

Consigli utili

  1. terme: le grandi Szechenyi Baths and Pool vanno visitate, se non altro perché sono le più grandi d’Europa. A questo si accompagna il fatto che sono anche molto frequentate, forse troppo. L’igiene e la manutenzione non impeccabili possono essere affrontate utilizzando buon senso e qualche accortezza (in primis, all’ingresso non fatevi fregare dai pacchetti per turisti: è infatti possibile comprare il solo ingresso). Nessuno di noi è stato contagiato o infettato dalle acque termali. Abbiamo deciso, infatti, di ripetere l’esperienza e di trascorrere l’ultimo pomeriggio alle terme dell’hotel Gellert. Più piccole ma di un altro livello. Fate attenzione agli asciugamani perché purtroppo ci sono i ladri di teli.
  2. ristoranti: Kiskakukk, ristorante elegante, con piatti tipici e servizio impeccabile. Non sbaglierete. Il Pozsony Kisvendeglo, invece, è più caratteristico ed informale, ma propone piatti tipici e porzioni (troppo) abbondanti. In generale, non potete tornare senza aver provato un goulash originale, il Camembert fritto con frutti di bosco e selvaggina. Senza parlare della birra autoctona.
  3. pasticcerie: di fronte alla piazza della Chiesa di San Mattia, concedetevi una colazione golosa sui tavolini di Ruszwurm prima di ricominciare il vostro tour. Mi raccomando, però, non abbiate la presunzione di prendere una Sacher sbeffeggiando i vostri amici perché Vienna è a pochi km, scegliete qualcosa di veramente autoctono. Se, invece, vi trovate per le strade del centro potete fare merende a Szamos, una raffinata sala da the.
  4. i kert: perdetevi nelle stradine del quartiere ebraico dove si affacciano i locali per bere qualcosa in compagnia. Noi abbiamo provato il Szimpla Kert, un concept unico nel suo genere. Edificio abbandonato riadattato a locale unico ma che in realtà al suo interne offre diverse tipologie di bar e musica. Una sorte di “comune” di bar e locali.
  5. pic-nic all’isola Margherita: se avete un po’ di tempo in più e la stagione lo permette, optate per un picnic sull’isola Margherita, vi sentirete un po’ meno turisti.

Foto di © Valeria Gelosa

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