È finalmente venerdì sera e, prima di rincasare, decidiamo di fare una rapida deviazione: la presentazione dell’album “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto” ci sembra un evento imperdibile.

La realtà (e c’era da aspettarselo) è che non siamo state le uniche a dare valore all’incontro, entriamo spaccando il minuto e capiamo che ci dovremo rassegnare ad ascoltare soltanto, ma in fondo è la cosa più importante, no?

Francesco De Gregori è sul piccolo palco della libreria di Piazza Piemonte, dal cappello questa volta non estrae ri-arrangiamenti che lasciano spiazzati i fan, ma uno dei suoi più bei lavori, De Gregori canta Bob Dylan. Un’opera colossale, frutto di un impegno filologico certosino, realizzata grazie alla maturità e all’esperienza date dai suoi anni, ma che serbava in petto fin da adolescente quando l’inglese non lo masticava ancora. Un gesto d’amore e di devozione nei confronti di un grande artista, ben lontano dall’essere un furto. Anzi così facendo diffonde il verbo, promuove la cultura musicale e la figura dell’artista americano (che sarà nel mese di novembre in tour nel nostro paese).

In primis, però, soddisfa una sua curiosità: l’album, infatti, nasce dal desiderio di capire cosa stesse raccontando un uomo straniero con una voce e una melodia che gli piacevano. L’ispirazione giovanile si unisce a una vocazione innata e a un talento raro. La sensibilità nel farlo e il rispetto della versione originale si sposano con l’eleganza e la vena creativa nel superare brillantemente gli ostacoli e le problematiche che si palesavano nella traduzione, commistione di virtù che rende unico il cantautore romano.

Certe ferite guariscono ma non le dimenticherò – da “Non è buio ancora”

I dubbi e i quesiti, come ha spiegato al pubblico milanese, sorgevano verso dopo verso. Cosa vuol dire Dylan in questo passaggio? “Thin man” è forse un’allusione alla sua canzone Ballad of a Thin Man? Ma quindi Bob gioca con se stesso? Ma come si può restituire tutto questo in italiano? Allora, come ha ammesso, non gli restava che perdonarsi dei piccoli tradimenti per cui “Tangeri” diventava “Tunisia” e accettava di perdere il riferimento a quel luogo paradisiaco per la cultura americana (o almeno per una parte di questa).

Nel selezionare le canzoni Francesco De Gregori dimostra il massimo rispetto nei confronti del menestrello:

Istintivamente ho evitato quelle famose perché sono scolpite in me, intoccabili. Una versione italiana mi sarebbe risultata ridicola…Erano le canzoni che si presentavano a me invitandomi a tradurle.

Farsi carico di più di 500 versi di Bob Dylan non è da tutti, la gente comune potrebbe pensare che “è impazzito o che forse ha bevuto“, ma solo lui sa che divertimento è stato e che continua a essere anche qui su questo palco dove scambia battute con Carlo Feltrinelli.

Prima di farci tornare per le strade della grande città, prende in mano il microfono e smette di parlare e noi estasiasti lo ascoltiamo:

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here