Un sondaggio ha coinvolto 9500 donne dei 19 paesi del G20. La penalizzazione percepita dalle italiane sui luoghi di lavoro è seconda solo al dato dell’Arabia Saudita e della Corea del Sud.

Era febbraio 2015 e Patricia Arquette nel suo discorso alla consegna degli Oscar aveva lanciato una sfida che nascondeva una denuncia e che aveva trovato spontaneo supporto persino da Meryl Streep in platea:

tutte le donne che hanno partorito, tutte le cittadine e le contribuenti di questa nazione: abbiamo combattuto per i diritti di tutti gli altri, adesso è ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte, e la parità di diritti per tutte le donne negli Stati Uniti.

La tanta ambita parità dei generi sta facendo emergere il fallimento temuto dalle femministe, dalle filosofe e dalle intellettuale che già negli anni del fermento sociale lottavano per la tutela della differenza sessuale insospettite da quella parità che sembrava appiattire l’originalità del sesso femminile includendolo in una visione del mondo ancora maschile e maschilista. Se un cambiamento della prospettiva che prenda in considerazione la donna in quanto essere diverso ma di pari dignità rispetto all’uomo è ben lontano dall’essere messo in atto, la parità che fanno credere raggiunta illudendoci con le quote rosa non caratterizza di certo la realtà quotidiana.

Questa non è solo una sensazione delle femministe più radicali, accanite senza ragione contro l’uomo (a detta di alcuni), ma emerge senza mezzi toni anche nel sondaggio promosso dalla Thomson Reuters Foundation in collaborazione con la Rockefeller Foundation in cui l’Italia è con imbarazzo agli ultimi posti.

9500 lavoratrici dei 19 paesi del G20 (il ventesimo è l’Europa) sono state coinvolte in un sondaggio transnazionale sui 5 problemi chiave che il mondo femminile quotidianamente deve affrontare sui posti di lavoro: difficoltà nel bilanciare la vita privata con quella lavorativa, divario salariale tra uomini e donne, differenze di genere nell’accesso e nelle opportunità di lavoro, molestie ed impatto della maternità sulle carriere. Il report verrà diffuso oggi stesso ed evidenzierà le difficoltà e le speranze delle donne lavoratrici delle più esperte e delle più giovani.

Il dato italiano è alquanto imbarazzante. Se consideriamo l’accesso al mondo del lavoro e lo sviluppo delle carriere il 57% delle donne italiane si è detta sfavorita rispetto al collega uomo, un “vanto” secondo solo al dato della Corea del Sud (58%) e dell’Arabia Saudita (61%). Ci aggiudichiamo, invece, la medaglia d’oro per l’influenza che, secondo le intervistate, il gap fra maschi e femmine ha sulle opportunità di carriera (45% risulta la percentuale più alta tra tutti i paesi). La parità dei salari è al primo posto delle preoccupazioni di una donna italiana (il 43%) e a riguardo 1/3 delle partecipanti ha confermato un’iniquità tra i due generi. Il 32%, invece, ritiene che la presenza di figli intralci significativamente la possibilità di carriera.

Un poco di vergogna avrà colpito il Bel Paese?

 

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