In Inghilterra spopolano i vlogger, che cosa significa?

Oggi un miliardo e mezzo di persone usa Facebook, una o due ore al giorno.  Il Mondo è cambiato dopo l’avvento dei social.  Un tema o un testimonial e una videocamera: oggi basta davvero poco per oscurare canali di Youtube progettati a tavolino da esperti della comunicazione. I nuovi fenomeni del Tubo, i Vlogger, preparano i video da soli, senza consulenti e finanziamenti e si trasformano spontaneamente in VIP del World Wide Web. Chi è dunque un Vlogger e che cos’è un vlog? La pagina inglese di Wikipedia definisce un vlog (o video log) come un blog che usa come mezzo il video. Blog è la fusione dei termini web e log (“booklog”, giornale di navigazione); il termine indica una pagina della Rete sulla quale vengono pubblicati con una certa periodicità contenuti di carattere informativo. Se in Italia vanno per ora di moda i blogger, tanto che anche il sito del Fatto Quotidiano ormai da tempo lascia loro uno spazio considerevole in home page, in Inghilterra sono i vlogger a spopolare specialmente tra i giovani, anche perché i vlogger di maggiore successo sono poco più che ventenni. È il caso per esempio del ventiduenne Dan Howell, ex-studente di giurisprudenza diventato famoso al punto di avere due milioni di iscritti al suo canale YouTube danisnotonfire. Un’altra celebrità del mondo del vlogging è Phil Lester, laureato in Linguistica, che con il suo canale YouTube ha raggiunto quattro mesi fa i due milioni di subscribers.E gli italiani come rispondono? Per il divertimento puro c’è  Lamentecontorta :  180.000 fan su Facebook e stranamente ancora nessun account su Twitter, ha soli vent’anni e proviene da Caserta; di lui hanno parlato ilCorriere della Sera e Le Iene e il suo canale Youtube è il primo per numero di iscrizioni in Italia nella categoria comici. Deve la sua notorietà agli scherzi telefonici improvvisati davanti alla webcam.E poi ci sono i tutorial.  I video di ClioMakeUp, ventisette anni e 8.000 fan sulla pagina Facebook: il suo canale di tutorial per trucco è il primo in Italia per numero di iscritti nella categoria Guru e Rizzoli ha da poco pubblicato il suo libro Clio Make-Up,  un manuale di consigli sulla bellezza ricco di esempi di trucco per ogni occasione. Mentre l’Italia cerca di correre sulle Autostrade digitali, l’editoriale di Giuseppe di piazza su “Il Corriere Innovazione”  di qualche giorno fa parla di una società ad alta comunicazione  ma a bassi rapporti umani, ove la nostra entusiastica sottomissione alle tecnologie digitali ha portato ad un’atrofizzazione  di capacità umane come l’empatia e l’introspezione. Gli fa eco Giovanni Puglisi, rettore dell’Università Iulm “siamo sempre più isolati” Le tecnologie della comunicazione determinano la perdita dell’altro. Ma c’è anche chi replica che sono aumentati gli spazi di conoscenza. Dissente Antonio Nicita, commissario  Agcom. “La sensazione –sostiene l’economista- è che sui social network non si vada a cercare il confronto con opinioni diverse , ma si cerchi piuttosto il conforto da chi la pensa uguale a noi. Rischio di auto-segregazione  di gruppi omogenei? Marketplace of ideas dunque? Su internet troviamo tutto. Ciò che ci interessa. Ciò che ci serve, ci appaga o ci rassicura. Ma manca l’Altro sostiene il rettore dello Iulm Puglisi. Manca il Maestro. La coscienza critica. La criticità che diventa dialogo costruttivo. E i lettori di Be yonder che cosa ne pensano?