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Trapianto di testa: ora è (quasi) possibile

Trapianto di testa: ora è (quasi) possibile

Un nuovo traguardo della medicina potrebbe essere raggiunto, un fanta-intervento di trapianto di testa. Il medico che ha ideato il progetto è made in Italy.

 

Anno 2013. Il dottor Sergio Canavero, neurochirurgo di Torino, pubblica sulla rivista di neurochirurgia Surgical Neurology International il suo visionario progetto: il trapianto di testa. La popolazione medica mondiale si divide subito in due, chi lo considera un visionario e chi invece lo elogia come nuovo genio della medicina. Se la sua idea fosse nella realtà fattibile, certamente  rivoluzionerebbe la medicina mondiale, sarebbe una delle scoperte più importanti di tutti tempi. Ma è fattibile?

Anno 2015. A distanza di due anni il dottor Canavero rileva che si, non solo il suo progetto è fattibile, ma si farà. E indica una data: dicembre 2017. Il progetto è in fase di sviluppo costante, finora sono state scritte 16 pagine del dossier dettagliato che spiega la procedura e i medici che parteciperanno all’intervento sono in corso di arruolamento. Si pensa che alla fine serviranno 150 chirurghi. Nella tempesta di polemiche che il progetto di Canavero ha scatenato, gli scienziati hanno cominciato a prestare attenzione, in particolare in Cina. Il dottor Xiao-Ping Ren della Harbin Medical University ha sviluppato una tecnica funzionante e che lui stesso definisce promettente, con cui ha trapiantato la testa di mille roditori. “Tra il sottoscritto e lo staff di Ren è partita una solida collaborazione e allo stato attuale sarà la Cina la location della storica impresa” ha affermato Canavero, che conferma una collaborazione tra Italia e Cina.
Man mano che i dettagli vengono definiti e che anche i più scettici cominciano a convincersi delle reali potenzialità dell’idea di Canavero, altre Nazioni capiscono che far parte di questo team vuol dire scrivere la storia. L’America si è fatta avanti con concreti segnali di interesse, soprattutto per quanto riguarda lo studio mirato della riconnessione del midollo spinale. La Russia, invece, contribuirà con una apporto maggiore. Da una parte fornendo il paziente zero. Si chiama Valery Spiridonov, abita nella città di Vladimir a Nord-Est di Mosca, fa il computer grafico e a trent’anni è bloccato su una sedia a rotelle, colpito da un grave forma di atrofia muscolare spinale. Ha scritto a Canavero, mettendosi a disposizione e dovrebbe essere lui il candidato favorito. Il contributo russo è anche di natura medica e fondamentale per la buona riuscita dell’intervento. L’Institute of Theoretical and Experimental Physics di Mosca è all’avanguardia nella ricerca sui perfluorocomposti, sostanze di sintesi, note per la loro capacità di trasportare ossigeno. La scoperta principale di questi studi è il Perftoran, “un sostituto artificiale del sangue, impiegato con grande successo per mantenere l’integrità di organi espiantati, disconnessi dalla normale circolazione sanguigna. Un cuore bagnato con questo sangue surrogato resiste 4/5 volte più a lungo e il cervello, negli interventi di neurochirurgia, risulta ossigenato meglio e più protetto nelle sue strutture” spiega Canavero.

Italia, Cina, Russia, America e chissà, in questi due anni che ancora li separano dall’impresa quali altri paesi si uniranno al team, portando un contributo alla riuscita dell’operazione. Bisogna fermarsi un attimo per comprendere la portata di questa scoperta e i benefici che la sua riuscita porterebbe al mondo. Un grande passo per gli uomini, un immenso passo per l’umanità.

Luca Celeghin

Luca Celeghin

Editor e Young Account

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