Americano di Philadelphia, classe 1950, il fotografo Steve McCurry sta cavalcando l’onda della popolarità (stra-meritata) anche nel nostro paese, in questi giorni a Milano presenta la sua ultima opera.

Conosciuto per la famosissima ragazza afgana nei cui occhi si è perso chiunque ci si specchiasse, Steve McCurry vanta una carriera che non si limita di certo a questo scatto. Il successo e la fama internazionale arrivano grazie alle immagini catturate e rubate in Pakistan e Afghanistan durante l’invasione russa. Fotoreporter trentennale, le sue fotografie hanno fatto conoscere al mondo (e continuano a farlo) le conseguenze della guerra e dei conflitti, i danni che questi provocano sul paesaggio ma soprattutto le tracce che lasciano sui volti e negli sguardi di chi li ha vissuti e li vive. La spontaneità è la caratteristica della professione del fotografo che lo ha affascinato quando da giovane aveva scelto gli studi da regista, una realtà che fin da subito però era parsa a lui troppo pianificata e organizzata. La curiosità e l’esplorazione sono i driver di quest’arte che permette di congelare un momento e poterlo preservare per sempre in un processo così misterioso che risulta impossibile descriverlo: “it just happens”. (guarda la video-intervista)

Dal 2009 ha impressionato le città italiane, tra le ultime Monza nella cornice della Villa Reale, con la mostra “Oltre lo sguardo”, un percorso tra i sui inimitabili ritratti, i ritratti di chi ha conosciuto o semplicemente incrociato nei viaggi nel continente asiatico, tra Birmania, India, Afghanistan, Cambogia e Giappone, in quello africano e in Brasile. Si viene trasportati in un mondo completamente nuovo, ma lui ha cercato di cogliere quel che di comune e famigliare c’è anche in questi luoghi e tra queste persone costrette a vivere l’orrore più grande di cui solo l’uomo è capace.

Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te.

La sua ultima opera “Steve McCurry India” (Electa), racchiude il meglio dei reportage nelle terre indiane. Il volume regala al lettore, non solo con gli scatti più conosciuti, il vero volto di questo Paese e della sua popolazione, esaltandone la bellezza e gli incredibili paradossi, soprattutto il contrasto più crudo e il più antico di tutti: tra ricchi e poveri. L’autore con bizzarre giustapposizioni ha documentato anche l’incongruenza tra l’India estremamente materialista e l’India profondamente spirituale, trasmettendo però l’amore e la passione per questa realtà.

Questa, quindi, la panoramica di un uomo che per trent’anni ha viaggiato in India sapendo tracciare la storia della sua vita nel migliore dei modi possibili per sé, come ci ricorda:

Nella vita non abbiamo abbastanza tempo per fare tutto. Devi fare delle scelte ed io sono molto contento di cosa ho deciso fare nella mia vita…for this is the best choice

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