Il ponte di dicembre quest’anno regala quattro giorni: ecco un’idea last minute.

Testato nei giorni di Pasqua, ritengo che questo itinerario sia una soluzione perfetta per trascorrere fuoriporta l’imminente Sant Ambroeus per i milanesi, alias ponte di dicembre o Immacolata. Le date ormai prossime non spaventano, si viaggia autonomamente con l’auto e le mete non sono tra le più gettonate e quindi pronte ad accogliere anche i “ritardatari”.

Prima tappa: Vicenza (da Milano 213 km, 2h40)

Partiti il venerdì dopo pranzo, io e i miei cinque compagni di viaggio (per la prima volta beata tra gli uomini, dopo una vita spesa tra i banchi del liceo classico e tra le aule di Psicologia) siamo arrivati nel tardo pomeriggio nella città del Palladio e dei Magnagatti.

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La città berica (dagli omonimi monti), la “città dell’oro” (orafi e argentieri sono il vanto della città) e anche”la palladiana”. Se l’origine romana ha lasciato una traccia profonda, il Cinquecento è stato il periodo più fiorente per la cittadina e porta la firma di Andrea Palladio: così, dal XVI secolo, diventa “la città del Palladio”, non per avergli dato i natali, ma per aver impressa la sua impronta in tutte le opere stupende e innovatrici che questo sommo architetto ha deciso di lasciare e che Vicenza stessa ha custodito per tutto questo tempo.

Seconda tappa: Trieste (da Vicenza, 211 km, 2h43)

L’indomani ci siamo recati nella città natale di Italo Svevo e Umberto Saba. Ad essere sincera, ero un po’ perplessa, ci ero già stata e non mi aveva colpito molto.

Trieste era una bellissima città per chi v’era nato ma a questo mondo c’era di meglio avendo la libertà di scelta. – I. Svevo

Il cielo grigio, la pioggerellina e la Bora non facevano auspicare per il meglio, ma ciò nonostante mi sono ricreduta. Da molti ritenuta una delle più belle città italiane, aristocratica, ai piedi delle colline friulane si rivolge al mare, l’arma vincente per tutta la sua storia – il suo porto, il più grande di Italia, era il principale sbocco marittimo dell’Impero Asburgico. I sontuosi palazzi bianchi testimoniano il grande passato che ha contraddistinto il capoluogo friulano. Scenario di sconvolgimenti politici e di incertezze è stata un suolo fertile per intellettuali e pensatori che nei caffè triestini si trovavano per discutere e riflettere (James Joyce, Italo Svevo, Umberto Saba). Una sensibilità che ha portato Trieste ad essere la capitale italiana della psicoanalisi: culla dei pionieri di questa dottrina nel Bel Paese, uno su tutti Edoardo Weiss, accolse Sigmun Freud diventando l’avamposto, tra gli anni ’20 e ’30, delle sue teorie e lo fu anche per Franco Basaglia che proprio a Triste operò attivamente e svolse le sue ricerche.

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Dopo una colazione al caffè degli Specchi (tanto turistica quanto imprescindibile), abbiamo ricominciato il viaggio, oltrepassando i confini nazionali. Trieste è, infatti, ancora oggi una città di frontiera sia culturalmente sia geograficamente (l’ultima città italiana del nord-est e la prima della nuova Europa).

Terza tappa: Lubiana (da Trieste, 93 km, 1h35)

Una leggenda, tra le tante che la riguardano, sostiene che sia stata fondata dagli Argonauti di Giasone dopo avere trovato il Vello d’Oro nella Colchide. La capitale più piccola d’Europa è immersa in un’aurea mitologica e in un incanto che le conferisce la presenza del fiume Ljubljanica. Gli edifici dallo stile rinascimentale, barocco e Sezession, e l’animata vita culturale (musei, teatri, cinema, festival internazionali, locali di design) pongono Lubiana a livello di tutte le altre grandi capitali.

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Se a quanto sopra detto si aggiunge che il ponte di dicembre apre le danze alle festività portando con sé la magia dei mercatini (presenti in tutte e tre le mete) e del Natale, non dovreste avere qui trovato una valida soluzione.