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C’è sempre una sorpresa a latitudini diverse

C’è sempre una sorpresa a latitudini diverse

L’artista Paolo Ferrari al Museo Stibbert di Firenze con la selezione di opere “tra canne e pertugi alla ricerca del colore vero”

Strana professione e passione quella dell’arte. Colpisce, consuma e lambisce le emozioni, e se assecondata può  rivoluzionare la vita,  il modo di guardare le cose. Un artista, di solito non si può “permettere” di staccare come fanno gli altri lavoratori. A volte può anche concedersi una pausa; poi scatta qualcosa che lo fa ritornare al suo lavoro. E’ come un caleidoscopio che si compone nella mente. Qualunque cosa può far scattare un ricordo,  ispirare un  luogo; un’essenza può innescare una connessione, o far riemergere antichi conflitti. E ciascuno è impegnato a risolvere i propri tumulti interiori. Per affrontare gli angeli neri nascosti tra le pieghe dell’anima.  Nella vita esistono battaglie reali e  battaglie interiori, ed ogni artista le plasma nella creta, nel  gesso, oppure catturarle  su una tela, combinando materiali ed essenze. C’è un universo dentro da comunicare. Sono rimasta colpita quando ho notato le opere di un artista che ben esprimevano la realtà dei tumulti interiori  nella prestigiosa cornice del museo Stibbert di Firenze, un prezioso scrigno ove si raccontano le eco delle battaglie di tutto il mondo. L’artista si chiama Paolo Ferrari ed era a Firenze per un evento fuori salone della settimana di Pitti Uomo, allo Stibbert ha partecipato con una selezione di opere denominata “Tra canne e pertugi alla ricerca del colore vero”. Paolo Ferrari nasce a Ferrara nel  1959, in  una piccola, storica preziosa città  italiana. E di professione fa l’imprenditore. Una professione che gli riesce anche bene. Ma da molti anni si  dedica anche alle sue tele che gli permettano di varcare la soglia dell’infinito.  Sulle tele con tecniche miste di pittura, acriliche, tempere, vernici e malte abbina materiali poveri provenienti dal territorio ferrarese. Le ispirazioni arrivano dal Delta del Po, dalle sue sabbie.  Dal litorale approdano legna, corda, materiali di “riciclo” che sembrano riprendere vita sulle tele. Ogni soggetto  viene consolidato con resine idonee a cristallizzare il percorso materico. I colori  “metamerici” utilizzati dall’artista cambiano sfumatura in base alla luce rendendo la tela“viva”. La tecnica ed il sentimento- spiega Paolo Ferrari-  sono sempre uniti cercando di trasmettere gradevolezza e curiosità.  “Continuo a viaggiare con il privilegio di poter osservare le persone, i luoghi che hanno scelto di abitare e le cose che fanno… Mi piace restare di volta in volta contaminato da situazioni diverse che non conoscevo, con particolare attenzione a quelle apparentemente banali “

 C’è sempre una sorpresa a latitudini diverse

 

Non scema mai  la curiosità di scoprirla- spiega l’artista- è ciò rappresenta il propulsore per inseguire sè stessi in avventure d’avanguardia che paiono sempre riportare al punto “zero”.

Si fa spazio  sempre un colore che deriva da chissà quale fusione ed al quale nessuno aveva  mai pensato.

E così l’artista ha imparato che un piccolo segno è spesso il senso dell’opera, arriva e colpisce con una semplicità impressionante che racchiude la difficile capacità di trasmettere un’emozione. Ciò che in fondo caratterizza un lavoro …..e ruba il sorriso o la smorfia di chi lo osserva. Un pò come nella vita.
Ed è proprio questa attenzione, posta con discrezione verso ciò che mi interessa, che crea la provvista di pensieri sui quali ritornare poi con calma – spiega l’artista- cercando di capire se e dove collocarli. Le storie vengono sempre  suddivise in grandi archetipi.  C’è un archetipo fondamentale, universale quello  della “ricerca” che ho riconosciuto nelle tele di Ferrari. In fondo, il compito di un artista che si confronta sempre con una storia, originale o meno, è quello di apportare la propria visione, le proprie idee.  Segni di un percorso, della ricerca di un colore o di un piccolo oggetto da collocare sulla tela per creare un messaggio. Che raggiunge ogni persona.

Sarà per questo, che all’evento il noto stilista marchigianao dal DNA Italiano  Luca Paolorossi  -anch’egli protagonista della serata- si è avvicinato ad una tela di Paolo Ferrari ed ha esclamato “questa mi rappresenta”. Il titolo di quell’opera? “Tempesta umorale” . E forse solo i mari tempestosi delle  “battaglie” del Museo Stibbert potevano far incontrare due capitani coraggiosi come Paolo Ferrari e Luca Paolorossi. Perché ogni artista ha necessità di governare “l’ingovernabile” e come diceva Honoré de Balzac: l’artista è un’eccezione. Non subisce le leggi: le detta.

E’ un tentativo di unire le sfumature  più improbabili alle cose della vita, che di fatto, come impalpabili “nuances”, sono  altrettanto improbabili. Ma accadono. Ed affascinano od angosciano….dipende da come le si guarda o le si vive.

Così mi sono arrivate le tele di Paolo Ferrari. Costruite per coinvolgere chi prosegue il proprio cammino sapendo che il punto di arrivo probabilmente si chiamerà di nuovo…… “zero”.

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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