close
I pendolari: l’esercito del treno

I pendolari: l’esercito del treno

17 gennaio 2016trenoViaggio

La storia dei pendolari, che osservano il mondo dal finestrino di un treno

 

Sono un lettore accanito e ho letto di recente un libro in particolare che mi ha colpito: “La ragazza del treno” di Paula Hawkins. Un bestseller che ha venduto milioni di copie in quarantuno paesi e che è stato molti mesi in vetta alle classifiche. È un thriller psicologico, un libro che scorre attraverso il finestrino di un treno, dal quale Rachel, la protagonista, si estrania, spiando la vita degli altri per sfuggire alla routine della sua. Sarà proprio quello che vedrà una mattina che le cambierà la vita…Non vi svelo altri dettagli per non rovinarvi il piacere di questa lettura.

Al di là del piacere di un buon thriller (che ha ricevuto il plauso anche del re del terrore Stephen King) mi sono sentito subito legato a questo libro per la routine della pendolare Rachel. Sono anch’io un pendolare e sono abituato a quei rituali, a quell’appuntamento fisso ogni mattina. Vedo l’esercito di viaggiatori di cui faccio parte che, in massa, osserva la vita scorrere veloce davanti ai loro occhi.

È quasi obbligatorio svegliarsi prima dell’alba. Prima di andare in stazione ci sono tante cose da fare e non si può tardare perché il treno non aspetta nessuno. Un pendolare senior arriva sempre qualche minuto prima dell’orario di partenza e si ritrova in fila su quella banchina, insieme a tanti soldati dell’esercito di viaggiatori, avvolti nei cappotti ad aspettare la macchina che nell’immaginario collettivo arriva sbuffando vapore, ma che, in realtà, è un insieme elettrico senza più magia né bellezza. La luce del sole sorge da dietro le colline ed è filtrata dal finestrino sporco. C’è chi dorme appollaiato sui sedili e chi vuole godersi l’alba. Essere già svegli quando il sole ancora dorme è un onore, perché sei tu che gli dai il benvenuto nel mondo. Quando si alza, tu sei già lì che lo aspetti, come una madre che accoglie il figlio in cucina con la colazione pronta.

Ogni viaggiatore ha i suoi compagni, colleghi di reggimento. Quelli che salgono alla sua stessa fermata, quelli che sono saliti prima e quelli che salgono alle stazioni dopo. Ad ogni fermata nuovi soldati salgono e vanno a inserirsi nelle fila dei loro reparti: c’è quello degli studenti, quello degli avvocati, degli assicuratori, degli ingegneri e tanti altri. Ogni reparto ha il suo ruolo nella guerra della vita. L’esercito si rimpolpa.

Quando in lontananza si intravede la destinazione c’è fermento. Si raccolgono le giacche, ci si riveste, si chiudono le borse. Quando il treno si ferma, tutti sono pronti e attivi. Hanno avuto del tempo per prepararsi, le loro armi sono valigette 24 ore o zaini colmi di documenti, computer in standby mai spenti perché il lavoro è troppo e non conviene arrestare il sistema, camminano a passo veloce, ci sono coincidenze da prendere, schivando chiunque si trovi sulla loro strada. Le scale mobili sono troppo lente, bisogna correre perché la giornata deve iniziare.

Gli stanchi soldati del mondo ritornano sui loro passi ore dopo, quando l’amico sole piano piano scende all’orizzonte. Stanchi, riprendono a pisolare sui sedili o leggono un libro, ascoltano la musica. Qualcuno sa che dovrà prendere ancora un pullman o l’automobile prima di poter finalmente indossare i comodi panni di casa, ma l’abitudine è una compagna inseparabile. Ogni pendolare sa che l’imprevisto è in agguato. Ritardi, treni mai partiti, viaggi in piedi in vagoni stracolmi sono i rischi del mestiere. Ecco perché quando tutto va bene, quando gli orari coincidono, quando non c’è da aspettare un treno che non si fa vedere, in attesa della voce meccanica in stazione che porti buone notizie, insomma quando i trasporti fanno il loro dovere, il pendolare ringrazia ed è felice. Perché ha il tempo di fare tutto e, anche lavorando lontano, non deve trascurare niente. Fa il suo dovere e il suo piacere.

L’esercito del treno va a dormire la sera per prepararsi ad una nuova battaglia, sempre pronto a mettersi in riga dietro quella linea gialla.

Luca Celeghin

Luca Celeghin

Editor e Young Account

C’è sempre una sorpresa a latitudini diverse

Blue Monday

Blue monday, acqua passata