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L’Italia nella voragine digitale

L’Italia nella voragine digitale

L’Italia è il fanale di coda dell’evoluzione tecnologica, una condizione che facilita la crisi, porta a ingenti perdite di denaro in investimenti mancati e a limitazioni nei benefici del progresso.

 

I dati del ritardo digitale in cui l’Italia si trova sono preoccupanti: solo il 58% degli italiani sa usare Internet contro una media europea di capacità informatica del 75%; Francia, Regno Unito e Germania arrivano addirittura all’80 e al 90%. Metà della popolazione ha competenze digitali insufficienti, il 27% è un analfabeta informatico totale.
Questo per quanto riguarda l’impiego tecnologico del singolo cittadino. Per quanto riguarda le imprese i risultati sono ancora più deprimenti: solo il 5% delle piccole imprese – che in Italia sono l’80% – vende on line. Nel resto dell’Europa si arriva al 40% con fatturati che raggiungono i 50 miliardi in Francia, 90 miliardi nel Regno Unito contro i nostri 12 miliardi (dati Ocse 2014). L’incapacità di produrre servizi informatici, di usare e-commerce e moneta elettronica, di razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione ci fanno perdere 3,6 miliardi di euro l’anno.
Traducendo questi dati in una classifica dobbiamo abbassare di molto lo sguardo per trovare “Italia”, a cui è stata assegnata la venticinquesima posizione, davanti solamente a Grecia, Romania e Bulgaria (indice Desi: Digital economy and society index).

Il ritardo digitale impedisce lo scambio di informazioni alla velocità che il mondo richiede, impedendoci di godere dei benefici che da questa derivano. I benefici dell’impiego di dati e informazioni utili a migliorare l’agricoltura, per esempio. Al recente convegno, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, intitolato “Le tecnologie dello spazio per l’agricoltura” si è parlato dell’utilizzo delle tecnologie spaziali per il miglioramento dell’agricoltura. Grazie ai satelliti si può monitorare l’umidità del terreno, se le piante sono in salute, i fattori che possono influenzare in positivo o in negativo le coltivazioni, permettendo di studiare adeguate contromosse. Tutto il mondo è invitato a beneficiare di questi dati che, coadiuvati dal lavoro di esperti sul campo, possono creare una rete atta a migliorare l’agricoltura mondiale. In Italia tutto questo è molto più difficile, perché il problema, purtroppo, rimane la nostro voragine tecnologica. Le retrograde infrastrutture, l’Italia è il Paese più povero di banda ultralarga, non consentono uno scambio di dati adeguato. Il numero uno di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna, presente al congresso, ha giustamente sottolineato questa grave mancanza italiana, che non consente un’adeguato aggiornamento a beneficio dell’agricoltura, in un Paese molto avanzato nella ricerca, ma arretrato nel veicolare le innovazioni ai territori che vogliono crescere.
Volendo porre lo stesso tema anche ad uno scienziato, abbiamo chiesto il parere di Umberto Guidoni, laureato in fisica con specializzazione in astrofica, e cosmonauta, il primo europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale. Una persona che nello spazio ci è stata può capire ancora meglio quanto importanti siano per il progresso i dati raccolti dalle stazioni spaziali e, soprattutto, la loro inutilità senza un adeguato canale di comunicazione. Canale di cui l’Italia è gravemente lacunosa.

A detta del presidente del consiglio Matteo Renzi ci sono 6 miliardi di euro sul banco del governo proprio per compiere quel salto digitale in avanti che ci permetterebbe di aggiornaci e di essere finalmente all’altezza dei nostri compagni d’europa. Il progresso non aspetta nessuno ed è quindi fondamentale non accumulare altro ritardo e colmare le nostre lacune.

Luca Celeghin

Luca Celeghin

Editor e Young Account

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