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La deriva della “felicità”

La deriva della “felicità”

Storie di ordinaria violenza

L’incipit è un fatto di cronaca: “Marito,  47 anni, in seguito a lite, abbandona di notte  la Moglie 37 enne  in autostrada. Lei più tardi- muore- travolta da un auto”.

La notizia è di violenza inaudita. Arriva come uno schiaffo. Ghiacciato. In volto. Quale colpa avrà mai commesso lei, per essere abbandonata come un cane il primo di Agosto sulla A26?  Forse una risposta “infelice”? La noia di un menage che non sapeva reinventarsi?  O non era brava a cucinare? Magari stirando una camicia non si è accorta della piega al colletto?  E’ auspicabile  che nella testa del marito che aveva promesso “di amarla e onorarla per tutti i giorni della vita”  ora si sia aperto uno spazio di riflessione. Di pensiero. Davanti all’incomprensibilità di questo evento che ha portato all’impensabile. O forse poteva essere pensato? E’ concesso pensare che non è normale abbandonare una ragazza, un bambino, una persona…. chiunque in autostrada, di notte e senza cellulare per chiamare soccorso? Perché a scatenare la violenza di un gesto irrazionale oggi può bastare un’inezia. E questa donna,  dopo avere percorso circa 20 km a piedi,  cosa avrà pensato negli ultimi minuti della sua vita?

La violenza psicologica agisce secondo meccanismi indecifrabili all’apparenza, ma le cui conseguenze possono essere tragiche. Esco dal fatto di cronaca  per  ricordare  che è stato stimato  in 7 milioni e 134 mila il numero di donne che nel 2014 ha subito violenza psicologica ed economica tra le mura domestiche,  e  che circa il 43,2% di queste donne la subisce dal partner attuale. La violenza psicologica è piuttosto frequente in ambito familiare, il tipo più difficile da riconoscere e da rendere evidente. La violenza sulle donne non è solo fisica, spesso non lo è affatto. Percosse, calci e schiaffi possono lasciare un segno visibile che può essere denunciato,  ma le ferite interne,  quelle dell’anima no. Spesso per molto tempo non le vede nemmeno chi le subisce. Offese, umiliazioni, svalutazioni non si vedono ad occhio nudo, ma contaminano. Dentro. Spesso le donne non riconoscono  di essere vittima di questo tipo di violenza.

La marcatura dell’anima avviene con una serie di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella vita di coppia. I più frequenti si concretizzano in attacchi verbali, assenze, silenzi, negazioni,  tesi a denigrare l’IO della vittima, ad impoverire la stima di sè. Ritorsioni, manipolazioni, mortificazioni colpiscono, indeboliscono e creano un rapporto di dipendenza vittima-carnefice in base al quale la donna che subisce questa violenza crede di poter realizzarsi e valere solo in relazione all’altro membro all’interno di una relazione malata. Il carnefice mira a minare l’autostima di quest’ultima svalutandone l’operato in ogni ambito.Chi subisce, si sente inadeguato, sbagliato e addirittura meritevole di tale trattamento.

Di questi giorni anche la pubblicazione della classifica Onu sulla felicità.  L’italia? E’ 50 esima. Il rapporto 2016 considera la valutazione che le persone hanno dato della loro vita su una scala che va da zero a dieci nel 2015 in 156 Paesi. Quali sono i requisiti? Il prodotto interno lordo reale pro capite, l’aspettativa di vita, l’avere qualcuno su cui contare, la libertà percepita nel fare scelte di vita, il livello di corruzione e la generosità. Cosa ne dobbiamo dedurre? Dagli indicatori l’Italia appare come un paese che  non cresce, che è  corrotta, non garantisce libertà. Né fiscale, né di pensiero, né economia né occupazionale. Annoiato da troppe opportunità che non restituiscono il senso di appartenenza, generosità, solidarietà. Un paese vecchio, egoista e senza respiro. Non stupisce che accadano fatti di cui sopra. Dicono che indignarsi non basta. E reagire nemmeno?

“Non c’è felicità senza abbandono nell’altro” scrive il filosofo Salvatore Natoli, che non vuol dire abbandonare qualcuno su un autostrada o davanti alle difficoltà….. che sia stato frainteso?

L’empatia è la chiave della comprensione, il coraggio quella del cambiamento.

 

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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