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Psicologia: facciamo chiarezza

Psicologia: facciamo chiarezza

Psicologia prêt-à-porter

Psicologia e relazioni d’aiuto, ma quante sono le figure professionali? Ecco qualche consiglio per capire a chi rivolgersi per non farsi illusioni e nutrire vane pretese.

Quando ci troviamo di fronte ad un problema, che non siamo in grado di risolvere autonomamente, sappiamo a chi rivolgerci. Di norma chi accoglie la nostra domanda di aiuto è un professionista in quell’ambito, che si spera sia bravo a tal punto da raggiungere il migliore risultato, ovvero quello da noi desiderato. Se la valutazione a priori delle sue reali capacità è una scommessa (seppur supportata da un accurato confronto e da consigli di amici e parenti, già cavie), la decisione di rivolgerci a una categoria di specialisti deve essere frutto di un’approfondita analisi del nostro bisogno.

In psicologia, si parla di analisi della domanda che autori, come Carli e Paniccia, considerano il primo passo di una relazione d’aiuto. Questa è una sorta di chiarimento delle regole del gioco per cui entrambe le parti si accertano di aver compreso la situazione. Da un lato, chi commissiona deve essere consapevole delle aree di intervento del professionista e degli strumenti che questo adopera. Dall’altro, l’esperto deve esaminare la richiesta del paziente/cliente e farsene carico solo se è in grado di occuparsene.

Facile no? Il problema sorge quando ci sentiamo un po’ tutti esperti in quella materia o non ne riconosciamo la necessità. Ecco, il caso della psicologia. Expertise guadagnato grazie a serie tv e luoghi comuni, un senso di “vergogna” tutto italiano e una superficialità preoccupante (della serie che per insultare diamo dello “psicotico” a tutti). Il tutto crea una confusione per cui non sappiamo perché, quando e a chi rivolgerci. E allora:

Lo psicologo

Psicologo è il laureato che ha concluso un percorso di studi quinquennale e, dopo aver svolto il tirocinio professionalizzante per un anno, ha superato l’Esame di Stato ed è iscritto all’Albo. Quel che gli psicologi non possono fare è svolgere una terapia per disturbi psicologici, quegli stessi che magari hanno evidenziato durante il loro lavoro di consulenza, poiché per questa attività non possiedono né le conoscenze né le competenze. Inoltre, non può fornire ai suoi pazienti un aiuto farmacologico. L’alta vigilanza sull’Ordine Nazionale degli Psicologi spetta al Ministero della Salute che riconosce la Psicologia come professione della salute.

Lo psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta, invece, è uno Psicologo o un Medico abilitato a svolgere l’attività di psicoterapia dopo aver frequentato una scuola di specializzazione tra le diverse esistenti. Nel caso in cui sia psicologo può esercitare tutte le attività dello psicologo (come sopra descritto) ed in più la psicoterapia, invece, se medico, può esercitare le attività del medico – fra cui la prescrizione di farmaci – e quelle dello psicoterapeuta. Con psicoterapia si intende una pratica terapeutica che si occupa della cura di disturbi psicopatologici della psiche umana di natura ed entità diversa, che vanno da forme di modesto disagio personale alla sintomatologia grave, ed agisce attraverso l’utilizzo di due strumenti, il colloquio clinico e la relazione terapeutica. La psicoterapia va quindi più in profondità rispetto alla consulenza psicologica. Va ricordato che lo psicologo-psicoterapeuta non può prescrivere farmaci.

Lo psichiatra

Lo Psichiatra è un laureato in Medicina, che ha conseguito una specializzazione post-lauream in Psichiatria. Tratta, quindi, i disturbi mentali da un punto di vista medico, considerando il funzionamento o non funzionamento del sistema nervoso in senso biochimico e prescrivendo psicofarmaci. Vi sono casi per cui è molto indicata una collaborazione tra Psicologo Psicoterapeuta e Psichiatra che vede l’associazione della psicoterapia con una terapia farmacologica.

Il counselor

Il Counselor è una figura apparsa nello scenario italiano molto recentemente e viene così definita:

il professionista che mediante ascolto, sostegno ed orientamento, migliora le relazioni interpersonali (la relazione di ogni persona con se stessa) ed extra-personali (le relazioni nella coppia, nella famiglia, nei gruppi, nelle formazioni sociali e nelle istituzioni).

Il counseling, infatti, è una relazione d’aiuto che muove dall’analisi dei problemi del cliente e si propone di costruire una nuova visione di tali problemi e di attuare un piano di azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente (prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti)”.

Dopo una formazione della durata di 3 anni, esercitare il counselor consente ai clienti di sviluppare consapevolezza, opzioni e competenze per la gestione dei problemi e lo sviluppo personale, professionale e organizzativo, attraverso la valorizzazione dei loro punti di forza e delle risorse. Il suo obiettivo è quello di favorire l’autonomia in relazione all’ambiente sociale, professionale e culturale.

Se il primo passo è ammettere di avere un problema, noi speriamo di aver contribuito un poco al secondo: capire a chi rivolgersi.

Valeria Gelosa

Valeria Gelosa

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