A 30 anni dalla sua scomparsa, Simone De Beauvoir rappresenta ancora un modello per le giovani donne di oggi.

Nata a Parigi il 9 gennaio 1908, Simone-Lucie-Ernestine-Marie Bertrand de Beauvoir è stata un’insegnante, filosofa e scrittrice francese. Autrice del saggio “Il secondo sesso” (tappa obbligata nell’educazione di noi tutte), conobbe nel 1929 alla Sorbona Jean-Paul Sartre, compagno di tutta la sua vita.

Simone De Beauvoir e Jean-Paul Sartre
Simone De Beauvoir e Jean-Paul Sartre

Intellettuale impegnata si confrontò con la “condizione femminile

Un giorno mi è venuta voglia di dare una spiegazione su me stessa. Ho cominciato a riflettere e mi sono accorta con una specie di sorpresa che la prima cosa che avrei dovuto dire era: sono una donna.

Nonostante la sua convinzione della superiorità di Sartre, per molti lei tratta argomenti più originali e, con le sue opere, ha saputo lasciare il segno su un numero maggiore di vite.

Il secondo sesso

Simone De Beauvoir inizia nel 1846 le sue ricerche per la stesura del saggio “Il secondo sesso“, che la impegna fino al 1949, anno in cui viene pubblicato in due volumi distinti – “I fatti e i miti” e “L’esperienza vissuta“.

Saggio letterario, ricerca storico-antropologica, analisi psicanalitica delinea il destino femminile da diversi punti di vista.

On ne naît pas femme: on le devient

Con questa frase, una delle tesi centrali del suo saggio, Simone De Beauvoir sostiene che le differenze tra i due generi, in linea di massima a svantaggio di quello femminile, non provengano dalla natura, ma dall’insieme culturale. La bambina subisce un processo di socializzazione diverso da quella del maschio. È innanzitutto la famiglia che determina una gerarchia tra i sessi, che poi viene sostenuta anche dagli insegnamenti cristiani che invitano la donna a stare al suo posto, in modestia e devozione. In breve, essendo la sua educazione affidata alla mani di altre donne, viene costretta a diventare, come quelle che l’hanno preceduta, una schiava e un idolo.

…Dalila o Giuditta, Aspasia o Lucrezia, Pandora o Atena, la donna è insieme Eva e la Vergine Maria, è un idolo, una schiava, la sorgente della vita, una potenza delle tenebre; è il silenzio elementare della verità, è artificio, chiacchiera e menzogna; è la preda dell’uomo e la sua confusione, è tutto ciò che egli non ha e che vorrebbe avere, la sua negazione e la sua ragion d’essere.

Con la consapevolezza che nel matrimonio e nella maternità entra in gioco tutto il suo destino, nella stragrande maggioranza dei casi la donna non ha scelta e per le pochissime a cui la possibilità è offerta, non rappresenta un vantaggio, ma un dilemma. Tranne una minoranza di privilegiate, tutte le donne lavorano: le casalinghe non vengono stipendiate, le altre percepiscono un compenso.

Riguardo la condizione della casalinga, l’opinione dell’autrice non è mai cambiata: la donna è costretta all’isolamento sociale e alla dipendenza non solo economica, ma anche morale e psicologica

e questo, trovo che nessun essere umano lo dovrebbe accettare.

Se l’uomo è in primis un cittadino, un produttore, prima di essere un marito, la donna è prima di tutto, e spesso esclusivamente, una sposa.

Se un giorno l’economia francese chiamasse altrettanto ingegnosamente le donne a lavorare, si vedrebbero crollare tutte le obiezioni sbandierate dagli antifemministi.

Tutto cambierebbe, le ideologie, i miti, le relazioni dei coniugi, dei genitori con i figli, di tutti con la società.

A sessant’anni dall’inizio della stesura de “Il secondo sesso“, Simone De Beauvoir si direbbe completamente soddisfatta?
(leggi cosa hanno dichiarato le lavoratrici italiane lo scorso ottobre)

Letture consigliate:

  • Il secondo sesso
  • Memorie di una ragazza perbene (e gli altri volumi dell’autobiografia, da leggersi all’età corrispondente)
  • Quando tutte le donne del mondo
  • I mandarini
  • L’invitata
  • Per una morale dell’ambiguità
  • Una donna spezzata
  • La cerimonia degli adii