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Unioni civili: si ai diritti, no alle adozioni. La parola agli avvocati

Unioni civili: si ai diritti, no alle adozioni. La parola agli avvocati

Il parlamento ha  approvato la legge sulle unioni civili. Che a breve sarà regolamentata nelle sue forme con i decreti attuativi. Molti i punti che oggi fanno discutere

Equiparazione dei partner di una coppia omosessuale alle persone sposate, questo l’obiettivo della legge sulle unioni civili. Ma non mancano differenze, difficoltà interpretative e criticità. Il nuovo provvedimento  non ammette  la possibilità di adozione da parte delle coppie gay. Il matrimonio prevede le pubblicazioni in Comune, alle unioni civili non è richiesto.  L’obbligo di fedeltà, non è richiesto alle coppie omosessuali ma solo a quelle sposate. Importanti aspetti riguardano anche gli aspetti previdenziali. La nuova legge fa discutere. Abbiamo chiesto un commento tecnico a  tre avvocati in materia di diritto civile.

Avvocato Laura Jannotta Presidente dell'Unione Nazionale Camere civili
Laura  Jannotta Presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili

Il Presidente dell’Unione nazionale camere civili, Laura Jannotta ha commentato così: 

“La legge, approvata l’11 maggio 2016, introduce l’obbligo per le persone omosessuali unite civilmente del reciproco rispetto, di assistenza materiale e morale nonché quello di contribuire ai bisogni comuni; garantisce di fatto la reversibilità della pensione ed equipara il partner dello stesso sesso al coniuge per il diritto ereditario.  Non viene però stabilito – prosegue Jannotta–  l’obbligo di fedeltà e qui è una prima differenza, se non criticità: vengono acquisiti invero gli stessi diritti e doveri derivanti dal matrimonio ad eccezione di questo.”

“Questa mancanza va in sintonia con un ulteriore criticità: manca la fase della separazione : l’unione civile si scioglie con la manifestazione di volontà delle parti, anche disgiunta, dinnanzi all’ufficiale di stato civile. In tal caso la domanda di scioglimento è proposta decorsi 3 mesi dalla data di manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione”.

Queste due omissioni-secondo Jannotta-  probabilmente sono finalizzate ad evitare “guerre in Tribunale” con pronunce di addebito e richieste di risarcimento del danno da infedeltà. Anche l’obbligo delle pubblicazioni non è previsto: tutto meno formale e burocratico secondo l’avvocato ferrarese.

“Altra differenza è relativa al cognome: le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o meno al cognome il proprio , se diverso, facendone dichiarazione avanti l’Ufficiale di stato civile.Sono alcuni dei punti che evidenziano come non si sia voluto andare oltre, in una piena uguaglianza con l’istituto del matrimonio, parola mai menzionata di fatto nella legge- ha evidenziato Jannotta–  tutto ruota ed è ruotato intorno alla parola matrimonio: la Chiesa deve difendere il matrimonio tra un uomo e una donna, lo Stato deve approvare norme che diano gli stessi diritti a tutti. Plauso invece da parte dell’avvocatura civilista- ha concluso  il Presidente dell’Unione nazionale camere civili- al riconoscimento dato all’avvocato per la possibilità di stipulare contratti di convivenza di disciplina dei rapporti patrimoniali tra due conviventi”.

Al quesito ha risposto anche  Mila Monti, avvocato civilista del Foro di Milano,  che si occupa prevalentemente di successioni e famiglia.

Mila Monti Avvocato Civilista Foro di Milano
Mila Monti Avvocato Civilista Foro di Milano

Anche Monti  interviene su uno degli aspetti interpretativi più controversi della nuova legge: ovvero l’estensione di  quello che è previsto per i “coniugi” automaticamente anche alla persone unite civilmente. “Tale estensione –spiega Monti- “non si applica alle norme del codice civile non espressamente richiamate dalla legge in commento e alla legge sulle adozioni. Il comma 20 non è certo di facile comprensione e la sua stessa formulazione pare contraddittoria. Ebbene, se è ormai chiaro che dalle legge sono state escluse le c.d.  “stepchild adoption”, allora ci si potrebbe chiedere cosa abbia voluto intendere il legislatore con il considerare salvo quello che è previsto e consentito dalla vigente normativa sulle adozioniResta da chiarire se “il legislatore abbia  voluto lasciare alla Autorità Giudiziaria la possibilità di decidere  sulle adozioni in casi particolari, comunque previsti dalla normativa sulle adozioni” conclude Mila Monti. 

L’avvocato Monti rileva come Jannotta, l’imprecisione della legge  in caso di scioglimento dell’unione civile.

Mila Monti entra nel merito anche della  seconda parte della legge (commi da 36 a 65) ,  dedicata alla disciplina delle convivenze di fatto, istituto che riguarda sia le coppie etero che omosessuali. “Il legislatore ha disciplinato due differenti tipologie di convivenze e relativi diritti, prevedendo la possibilità che i conviventi stipulino tra loro un contratto di convivenza. Nel caso in cui i conviventi non provvedano a disciplinare i loro rapporti patrimoniali attraverso un accordo (che richiede la forma scritta e l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata e quindi l’intervento di un notaio o di un avvocato, con i relativi costi), ai conviventi non contraenti il legislatore ha riconosciuto una serie di diritti: i diritti spettanti al coniuge in materia penitenziaria, i poteri di rappresentanza nelle scelte mediche, i diritti relativi all’abitazione e il diritto di partecipazione agli utili nell’impresa familiare.”

Secondo l’avv Monti  il legislatore ha assorbito per la gran parte i pronunciamenti della giurisprudenza, maturati in questi ultimi anni. Tuttavia, anche per quanto riguarda la disciplina delle convivenze gli aspetti che necessitano un chiarimento, sono quelli riguardanti l’attribuzione del diritto di abitazione in caso di morte del convivente proprietario di casa in merito alla prova dell’effettiva convivenza nella casa di comune residenza; il procedimento relativo alla formazione del contratto di convivenza e la sua cessazione; il diritto agli alimenti; nonché i rapporti di diritto internazionale privato, ad esempio rispetto ad una coppia di cittadini italiani residenti all’estero e conviventi che abbiano scelto il regime di convivenza in essere nel paese di residenza, ma che non abbiano stipulato il contratto di convivenza in Italia.

Anche Isabella Lavezzari (Avvocato del Foro di Milano, Giunta Nazionali di Aiga- Coordinatore area Nord) parte dall’articolo 1, comma 20 della legge; quello che   dispone che, ovunque ricorra la parola “coniuge, marito o moglie”, si debba procedere applicando il diritto  anche alle persone unite civilmente, ad esclusione della disciplina sulle adozioni e delle disposizioni del Codice civile espressamente e volutamente escluse.

Avv.Isabella Lavezzari Giunta Nazionale Aiga
Isabella Lavezzari Giunta Nazionale Aiga

Se è vero che questo comporterà delle criticità -ha proseguito l’avvocato Lavezzari- bisogna pur ricordare che le coppie same sex potranno godere dei  benefici che derivano da una unione stabile e riconosciuta dalla legge, quali la corresponsione dell’assegno famigliare, il diritto alla pensione di reversibilità, la detrazione per il coniuge a carico, la devoluzione del TFR in caso di perdita di vita del “coniuge- unito civilmente”  lavoratore, l’estensione dei benefici del welfare aziendale nonché l’assegno di mantenimento in caso di separazione.

La negazione dell’obbligo di fedeltà, secondo Lavezzari-  è stata una scelta di “carattere politico, con scarso fondamento giuridico” ove il legislatore, ha voluto dare un segnale di difformità fra il matrimonio nella sua qualità di istituto costituzionalmente tutelato, e le Unioni fra persone dello stesso sesso.

 

Possiamo dire che è una riforma a metà?

Lavezzari non ha esitazioni :“Io credo che l’Italia avesse fortemente necessità di portarsi in pari con le altre grandi democrazie occidentali, sul fronte dei diritti, per cui è meglio avere una legge, con tutti i suoi difetti, piuttosto che il vuoto normativo che c’è stato fino ad ora. Ho ragione di ritenere- prosegue Lavezzari-  che i giudici, quando dovranno applicare questo supposto -Non obbligo di fedeltà- rileveranno la disparità di trattamento discriminatoria in ragione dell’orientamento sessuale; discriminazione che contrasta fortemente con l’art 3 della  Costituzione (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.)”

Isabella Lavezzari conclude: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese e attueranno l’interpretazione che è più conforme al comune senso di giustizia, così come già sta accadendo  nei casi di stepchild adoption. Non dimentichiamo che, sebbene il  legislatore, per il momento, abbia voluto o dovuto chiudere gli occhi dinnanzi alle adozioni del figlio naturale del partner, questa è una realtà già presente in Italia.”

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta
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