Quante volte avete pensato che sarebbe bello avere un po’ più tempo per noi e per i nostri interessi….

Provare a prendersi cura,  coccolarsi dopo intere settimane di lavoro stancante e stressante. Dove tra lavoro, famiglia, la vita che viaggia ad un ritmo supersonico, ci si possa buttare l’abito da lavoro e le scarpe con i tacchi a lato, dicendo vorrei camminare su un pavimento meno ripido, al mio ritmo…quello che sento. Vorrei sentirmi libera di godere di piccoli piaceri fisici o intellettivi. Di parlare con il mondo e che il mondo o qualcuno che vive vicino  possa provare la stessa empatia e lo stesso bisogno di uno scambio, di un respiro. Che qualcuno possa parlare la tua stessa lingua tra tanta indifferenza, tra tanta confusione. Parlare in “GERGO”.

Nel 1962 su una rivista tedesca Neue Rundschau, fu pubblicato un articolo  molto particolare.

Il bisogno di Essere e trovare le risposte all’Essere.

L’Essere ha bisogno di tempo, sottolineava l’articolo. Non sottovalutiamo la necessità che nutrire il cervello di pensieri positivi ci possa portare salute.

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I critici sostenevano che il linguaggio di Heidegger poteva essere  definito “ un gergo” un luogo  dove le metafore e le immagini si rincorrevano per descrivere l’Essere,  rispecchiando ideologicamente una forma di vita sociale arcaica ed anacronistica come quella del mondo agrario;  dove la società basata su un’economia protettivamente chiusa, poteva dare sicurezza. Il contadino lavorava socializzando con se stesso e trovando spunti per essere felice. Ma questi assunti furono rivisti da Adorno che sottolineava che il Tempo per Essere era necessariamente da ritrovare in un qualcosa da condividere, nel sociale, con un linguaggio, un “ gergo universale”, capibile per tutti. Tra una chiacchiera, una curiosità, una forma di ozio-rilassamento che lasciasse la mente libera di vagare. Non si può vivere un “ cattivo –esistere”. Bisogna vivere e vivere bene.

Per questo sabato pomeriggio, forte che fosse arrivato il mio tempo ho cercato il “Gergo dell’autenticità”, lasciando lo scritto di Adorno, sull’ideologia tedesca, e cercando il mio GERGO.

Così ho trovato un negozio , in via Unione 7, a Milano, che si chiama GERGO. Che produce, made in Italy, meravigliose calzature classiche , senza tacchi, ma originali nei colori, nel gusto, nella scelta dei pellami ed ho incominciato a valutare, la filosofia , prendendo la strada del benessere, parlando con i “ commessi”, con le persone affacciate alla vetrina. Mi sono ritrovata a vivere un tempo per me, per il mio benessere.

Il Gergo
Il Gergo

Pensando a come fosse bello scendere dai tacchi ed essere comunque elegante nel confortevole, ripercorrendo libera la mia strada. E con il mio sacchetto targato “ Gergo”, mi pareva di parlare con Heidegger, Adorno e chissà quale altro filosofo, perche la vita deve evolvere, ma  il piacere per noi stessi , rimane un privilegio , che tutti devono trovare il tempo di avere.