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Il segreto del “BEN D’ESSERE”? Non la Felicità ma la Gioia che è coralità e condivisione

Il segreto del “BEN D’ESSERE”? Non la Felicità ma la Gioia che è coralità e condivisione

Parola di Vittorino Andreoli

Mistero , gioia, collaborazione, amicizia, saggezza. È il linguaggio per raggiungere “La nuova disciplina del benessere”  e vivere il meglio possibile.  E’ la nuova ricetta dello psichiatra  Vittorino Andreoli contenuta all’interno della sua ultima pubblicazione,  che per descriverla al meglio cambia anche i termini coniando neologismi d’autore: da BENESSERE a… BENDESSERE. Non si tratta di un esercizio di stile lessicale, quanto di un’evoluzione concettuale.

Da benessere (un sentimento di gratificazione) a ben d’essere (come espressione di esistenza, esistere bene e fare del bene…)”lo studioso definisce il BENDESSERE come una scienza che aiuta a perseguire uno stile di vita, una visone del mondo, per migliorare la propria vita e di conseguenza quelle di chi vive con noi”.

Per il ricercatore e studioso  si tratta di una disciplina  con tecniche e strumenti  certi e razionali per rispondere al meglio alle mutate condizioni di vita ed alle nuove esigenze. Per Andreoli siamo noi la cura per superare i momenti critici. Raggiungere il benessere e vivere il meglio è possibile. Basta imparare. Tutti possono riuscirci.

Lo studio è nato direttamente dalle richieste dei pazienti dello psichiatra che sempre più spesso  si rivolgono a lui con una precisa domanda: cosa fare per vivere un poco meglio, con meno ansia, sedando la paura e superando quella tristezza che sembra  oscurare  la vita.

Lo studioso così come invita a vivere il presente senza essere perennemente orientati al futuro per evitare delusioni, suggerisce una costellazione di alcune parole significative.  Il mistero e cioè la fede  ha la stessa radice di fiducia, una parola importante per aiutare a combattere la cultura del nemico dominante.

E poi lo studioso scarta la parola felicità che esprime sempre un’acme individuale e la cultura dell’Io, e sceglie al suo posto la parola gioia.

La gioia è corale ed esprime il “noi”, il condividere, lo stare insieme in modo che ci si specchi  l’uno nell’altro.

La strada maestra dunque?  Per lo scienziato è da ricercarsi nel riconoscimento della comunità e del bene comune.

Ecco che si comprende come la spinta ideale sia dannosa  perché è la premessa  di una delusione; meglio invece agire sull’adattamento e sulla consapevolezza.

C’è un passaggio che ho trovato particolarmente “luminoso” nella lettura del volume. E’ il riferimento alla  fragilità, una parola che viene completamente bandita dall’attuale società, ma che tanto compenetra l’esistenza di ogni essere umano. Andreoli definisce la fragilità come “ percezione del senso del limite della condizione umana”. Non è debolezza, ma una caratteristica che comporta aver bisogno della fragilità dell’altro (due fragilità insieme danno forza).

Nel vocabolario c’è anche la parola Natura, preferita a artificio e l’affermazione che esistono tante azioni meravigliose che non sono denaro-dipendenti. Un esempio?  la differenza tra regalo che è un oggetto di valore, da comperare, e dono che  è sempre dono  di sé e che ci lega a chi lo riceve. “E’ espressione di ciò che siamo e non di ciò che abbiamo” -conclude  Vittorino Andreoli- “un grande segreto che dobbiamo a Arthur Schopenhauer”.

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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