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“Women: New Portraits”. Annie Leibovitz e la Bellezza oltre l’apparenza estetica

“Women: New Portraits”. Annie Leibovitz e la Bellezza oltre l’apparenza estetica

Il 9, 10 e 11 settembre si è tenuto, presso la Triennale di Milano, l’evento “Il  Tempo delle Donne”, tre giorni di riflessioni, workshop ed incontri dedicati al mondo femminile.

In concomitanza la Fabbrica Orobia, con i suoi 600 mq di spazio industriale ora trasformato in spazio espositivo, ha aperto le porte alla mostra fotografica gratuita “Women: New Portraits”, di Annie Leibovitz, (Waterbury, Connecticut, 1949) , per la tappa italiana del progetto «in progress», parte di un vero e proprio tour mondiale che tocca 10 città, visitabile dal 9 settembre al 2 ottobre 2016. Nato nel 1999 con la compagna di vita Susan Sontag, scomparsa nel 2004, esso ha l’intento di comunicare attraverso le immagini

come nelle donne sia cresciuto un senso di sicurezza e fiducia in se stesse

La Leibovitz non cerca nemmeno di definire un modello di nuova donna:

Preferirei piuttosto parlare di indipendenza più che di estetica

E di quella diversità che altro non è che «orgoglio per quello che siamo», indipendentemente appunto dai modelli «comuni».

Donne viste dall’occhio di una delle più grandi fotografe al mondo, da guardare in profondità, ben oltre l’apparenza estetica, cogliendone la forza, piuttosto che la bellezza.

Trentasette nuovi ritratti commissionati da Ubs destinati a entrare prima del progetto Women (legato anche a una serie di conferenze «che affrontano importanti questioni femminili») e infine a far parte della collezione (30 mila pezzi circa) del gruppo.

A Fabbrica Orobia, a fianco delle nuove immagini, trovano spazio altre altrettanto importanti per la carriera e la vita della ritrattista: la scrivania di Virginia Woolf (2009), l’erbario di Emily Dickinson (2010), l’abito di Marian Anderson (2010), i doppi ritratti (dentro e fuori scena) di Linda e Susan, spogliarelliste di Las Vegas (1995), oltre ad alcune sue celebri ed immortali fotografie, come quella che ritrae John Lennon abbracciato a Yoko Ono, poche ore prima della sua scomparsa, o una giovane Meryl Streep nel 1981.

Questa mostra  è anche un’installazione, è uno show pop-up, è un’opera in divenire e ci siamo impegnati molto per scegliere delle location e degli edifici che dessero il senso di essere riutilizzati e rilanciati e credo che questa Fabbrica Orobia sia esattamente quel tipo di luogo.

Il cielo sopra Ferrara …..si colora di magia con il festival delle Mongolfiere

Pelle stressata? Così torna a sorridere