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Se in corsia il medico è donna, il paziente vive più a lungo

Se in corsia il medico è donna, il paziente vive più a lungo

21 dicembre 2016genere

Avere un medico donna fornisce  maggiori chance di sopravvivere ad un’operazione difficile e di vivere più a lungo. (Lo dice uno studio dell’Università di Harvard)

Premesso che non amo le categorie, le divisioni manichee e che penso che la differenza la faccia sempre la “PERSONA” mai il sesso, l’età, il credo politico o religioso o altre categorie semantiche,  la notizia è di quelle che attirano l’attenzione. Uno studio- appena pubblicato- svolto da un team di ricercatori dell’Università di Harvard, che ha analizzato per tre anni (tra il gennaio 2011 e il dicembre 2014) i dati riguardanti  pazienti over 65 negli Stati Uniti ha messo in luce che qualsiasi fosse la condizione medica del paziente arrivato in ospedale, quest’ultimo aveva più probabilità di ristabilirsi e sopravvivere e non tornare nuovamente in ospedale nel giro di 30 giorni se a curarlo era stato un medico di sesso femminile. La prima domanda è dunque degna di riflessione: il sesso del dottore che ci cura potrebbe influenzare la buona riuscita di un intervento e l’uscita dall’ospedale? Ma  è la seconda ad essere più rilevante: quali  le ragioni per cui un medico donna potrebbe favorire maggiormente la guarigione di un paziente rispetto ad un collega uomo? La risposta arriva dallo studio:

la maggioranza delle donne medico ottiene risultati migliori nei test medici standardizzati, è più portata a comunicare con i pazienti raccogliendo maggiori informazioni e ad utilizzare delle pratiche di trattamento innovative.

Sempre secondo  i risultati della ricerca, pubblicati sul “JAMA Internal Medicine”, in caso di alcune condizioni cliniche come sepsi, polmonite, battiti cardiaci irregolari e insufficienza renale acuta, i decessi diminuivano in seguito al trattamento del paziente da parte di un medico di sesso femminile. Per altre condizioni, come insufficienza cardiaca congestizia, infezioni del tratto urinario e sanguinamento gastrointestinale, il calo dei decessi è stato più di una tendenza. Lo studio è rilevante  per le ricerche future. La questione sarebbe molto importante se, come sottolineano i ricercatori, seguendo le pratiche delle donne medico, si potessere arrivare ad una diminuzione dei decessi negli ospedali. “Stimiamo che circa 32.000 minor numero di pazienti sarebbero morti se ogni anno i medici di sesso maschile avessero raggiunto gli stessi risultati dei medici di sesso femminile” hanno spiegato gli studiosi. Altri  studi recenti evidenziano che le donne medico tendono ad adottare naturalmente uno stile più “democratico” e collaborativo; discutono le opzioni terapeutiche, prendono atto delle preferenze del paziente e lo coinvolgono nelle decisioni da prendere. Con risultati terapeutici migliori. Che donne e uomini siano diversi è un’affermazione di una banalità evidente (la letteratura ha pubblicato fiumi di studi sulle differenze femminili e maschili nella competenza verbale, nell’espressione emotiva, nelle capacità logico-matematica, in quelle visuospaziali, nel problem solving ecc ecc); ma da questi studi pare emergere  un legame:  il “genere” come cultura che integra la “biologia”.  In chiusura è forse bene ricordare  che la responsabilità primaria di un medico è quella  di migliorare l’accesso, la qualità,  l’efficacia, e la tempestività delle cure prestate in qualsiasi situazione, latitudine e indipendentemente dal genere. Ed ora via libera ai commenti!

 

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta
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