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Sangue del tuo sangue

Sangue del tuo sangue

17 gennaio 2017

Adolescenti che uccidono: se tramonta il  “padre” evaporano i confini psichici

Amori contrastati, incapacità di tollerare una separazione,  insuccessi scolastici, dissapori e frustrazioni tra le mura domestiche. Oggi basta poco per uccidere. E accade ogni giorno. L’eco di Novi Ligure, riecheggia nella mattanza di un piccolo paese in provincia di  Ferrara;  poi a distanza di poche ore si susseguono Messina e Rimini. Ragazze bruciate con l’acido. Adolescenti  trasformate in torce umane da cospargere di benzina. Da cancellare dalla faccia della terra. Genitori trucidati a colpi di accetta, per andare a giocare con i videogiochi subito dopo. Una generazione figlia dell’ idolatria del confort, del benessere, del tutto e subito come sostiene la filosofa Donatella Di Cesare.  Una generazione lasciata sola. Senza scambi, né relazioni se non quelle amplificate dai like digitali L’efferatezza del delitto di Ferrara è complessa coinvolge un sodalizio di orrori. Non c’è genitore in questi giorni che non si interroghi. Indifferenza, violenza, solitudine, anaffettività, delirio narcisistico, personalità disturbate. Si rincorrono le interpretazioni sui media alla ricerca di un perché. Endemica nell’uomo la ricerca di una spiegazione. La tesi del saggista e psicoanalista Massimo Recalcati, si concentra sulla “fredda frivolezza e sullassenza di senso di colpa, due macabre leve espresse  dagli autori del delitto come preludio ad una dimensione predatoria dei rapporti umani” riassume Recalcati.

Per lo psichiatra Martino Riggio,  il movente del duplice delitto di Ferrara,  poggia su ciò che la letteratura definisce “anaffettività”. Per Riggio si tratta di un pensiero malato e deforme, ove “ l’anaffettività,  è  sintomo quasi patognomonico di schizofrenia”. Ed ora sepolti i cadaveri ciò che si chiede agli psichiatri  è cosa fare di due adolescenti che hanno giocato alla play station dopo avere consumato un  delitto che riporta all’erchetipico trauma della colpa di Edipo.

Cosa si  potrà fare per i due adolescenti di Pontelangorino? “Va evitato il carcere” sostiene Paolo Crepet  “Con quello che hanno fatto, in un carcere minorile tra sei mesi diverranno criminali incalliti”. “Bisogna  fare un lavoro terapeutico molto complesso per far capire loro che cosa significhi la sofferenza”- conclude lo psichiatra. Un sodalizio criminale mandante-esecutore che non sembra trovare alcun ostacolo o deterrente morale all’ atrocità.  Il pensiero va anche all’amico fidato ed esecutore del delitto. Così alleato e complice da sacrificare due vite in nome di un compenso economico. Che dire ai genitori dell’esecutore? “Non certo di essere teneri” – ribadisce Crepet-  “e di evitare un avvocato che cercherà ogni cavillo per ridimensionare ciò che l’adolescente ha fatto”.

C’è molto di più: i teatri dell’orrore di questi casi svelano un vacuum profondo,  un abisso, ove l’anafettività  fa eco ad un delirio narcisistico ed onnipotente  che porta a non cogliere più valori, confini, significati, contenimenti, pesi e misure. Uccidere il padre sopprime le legge ed infrange  il quarto e quinto comandamento  biblico creando una torsione deforme che viola  sigilli istituiti per non essere violati. E così  eredità mostruose divengono solide, “non luoghi” di “non coscienze” dove le azioni più irreparabili non solo diventano possibili,  ma di cui non si temono nemmeno le conseguenze. Cosa significa educare oggi è la domanda che resta aperta.  Crescere un figlio richiede tempo, attenzione e dedizione.

Cosa resta del padre (e della madre) che trasmettono un mandato? Se tramonta la legge del “padre” evaporano coscienza ed identità.

Gli adolescenti divengono preda degli impulsi se nessuno li aiuta a sviluppare una legge morale, se viene tolto il guscio del limite e se i confini psichici sono inconsistenti.  C’e bisogno di presenza.  La parola è civiltà. Continuare a parlare con gli adolescenti non è un consiglio, ma un dovere.  Pena:  deserto educativo ed alienazione esistenziale; il cui unico esito non può essere che la barbarie.

 

 

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta
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