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Look-down generation: la generazione che guarda in basso. Fissa sul suo telefonino.

Look-down generation: la generazione che guarda in basso. Fissa sul suo telefonino.

Esiste un antidoto alla dipendenza da smartphone?

Lo si usa piu’ di 200 volte al giorno e sempre piu’ spesso come una droga; per molti e’ diventato un’estensione di se stessi, una necessità esistenziale senza la quale si e’ perduti. Gli psicologi avvertono: la dipendenza da smartphone può disturbare le relazioni “offline”.

Venticinque milioni di smartphone attivi in Italia, 2,7 miliardi nel mondo hanno rivoluzionato l’esistenza di miliardi di persone.  Oggi si parla di Smartphone addiction quando il rapporto con i dispositivi digitali condizionano le nostre vite, il nostro fisico, provocando malattie, insonnia, crisi di coppia, e incidenti stradali. Smartphone che ossessione!

Che lo smartphone sia diventato un’estensione naturale del nostro corpo è ormai un dato di fatto, soprattutto se si considera che gli utenti, a livello mondiale, controllano il proprio telefono 9 miliardi di volte al giorno  (Fonte: Deloitte & Touche).  Una vera e propria smania da smartphone, tanto più che gli  italiani che, in Europa, sono quelli che lo utilizzano di più.

Una dipendenza da padre in figlio.  Chi pensasse ad un utilizzo maggiore da parte degli adolescenti è in errore. Una ricerca condotta da Common Sense,  organizzazione che si dedica al supporto dello sviluppo dei bambini nell’era digitale, ha stabilito che sia genitori che figli passano  lo stesso tempo, davanti agli schermi di smartphone, tablet e computer a chattare, spiare profilo Facebook, cercare informazioni in Internet e giocare con app e videogiochi.

Bombardamento incessante di informazioni, distrazione permanente tra i problemi evidenziati dalle neuroscienze; accanto a ciò l’impressione di perdere il controllo sviluppando  ansia da “sconnessione”, che oggi ha anche un nome: nomofobia ovvero fobia del NO MOBILE. Inoltre, chi vive costantemente  incollato allo schermo del proprio smartphone rischia di vivere  la virtualità come un sostituto in tutto e per tutto della realtà. Chat che sostituiscono scambi reali,  queste le conversazioni in stile “look down generation” la generazione di chi sta perdendo la capacità di interagire guardandosi negli occhi.

Anche se non in maniera patologica, il problema della dipendenza da smartphone e la paura di rimanere “sconnessi” coinvolge tuttiIl consiglio degli esperti è di prendersi delle brevi “pause forzate” dall’utilizzo di questi apparecchi tecnologici per scongiurare la nascita della patologia vera e propria. E così al via app e dispositivi tecnologici con l’obiettivo  di arrivare a una riconciliazione (forzata) con il mondo reale. Oggi 24 Gennaio un nuovo antidoto alla dipendenza da smartphone proviene da un  gruppo di innovatori olandesi che ha lanciato sul mercato  un dispositivo rivoluzionario mirato proprio a ridurre la dipendenza. Una cassaforte con timer forzato:  in cui rinchiudere lo smartphone,  scegliendo il tempo in cui si vuole che i telefoni rimangano inaccessibili e la custodia rimane sigillata. Che dire?  Forse che  la “cura”  fa quasi più paura della patologia!

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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