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KEITH HARING A MILANO

KEITH HARING A MILANO

Un artista relegato nella street art. Tante figure quasi leonardesche con simboli mitologici.

Sono sagome, simboli ancestrali, che nascondono un ragazzo creativo che osserva. Guardando, mastica i colori delle cose che vede e come in un sogno si risveglia e li proietta sulla tela. Il risultato forme alla Bosch, a volte mostri o parti del corpo umano confuse si inseguono. Altre volte colori vivaci e disegni quasi infantili vivono in un mondo incantato. Irriverenti lingue in tridimensione. Uno scherzo di un ragazzo, poi diventato un grande artista non sempre capito. Haring restituì all’uomo un posto al centro del mondo. Il suo messaggio era un “memento”, una sorta di preghiera liturgica, negli anni di Regan, pullulanti di broker ambiziosi. Di pop star che desideravano esistere. Keith Haring deve uscire dalla metropolitana. Accanto al glamour e al neoliberismo degli anni Ottanta, è l’ora di un nuovo Umanesimo , dove Haring scrive nuovi codici- La mostra curata da Gianni Mercurio si presenta con un Vitruviano leonardesco, ma con delle croci innovative( 1981). La sua arte non è controcultura, anzi è un riproporre i grandi maestri. Alcuni spunti esoterici, letture impegnate. Come gli umanisti del quattrocento partirono dal concetto di armonia , per rielaborare il concetto di una società giusta, salda , con un equilibrio invisibile, ma vero. Una proporzione ragionata tra gli elementi al pari delle centauromachie di Michelangelo. La ruota della vita cadute e rinascite. Haring voleva denunciare la massificazione delle città e degli uomini, ma anche esaltarli. Diceva “ Si è tutti e nessuno, dipende dall’attimo”. La malattia gli aveva dato occhi più trasparenti ed ingenui. Diceva” Vorrei rimanere sempre un dodicenne così da stupirmi del mio, del nostro essere”.

Ed ora a Palazzo Reale, nel cuore di Milano, le persone divertite dai colori, incredule, lo sentono e guardano stupite come ragazzini il suo lavoro, in mostra fino al 18 giugno 2017.

Susanna Messaggio

Susanna Messaggio

Editor in chief, Beyond PR

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