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Nate per essere forti

Nate per essere forti

22 marzo 2017

 La kick boxing & il mondo femminile

“Il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine hanno il coraggio di fare tutto. Cit. Anonimo”

 Sin da bambini ci insegnano cosa sarebbe bene fare della nostra vita, non in molti indirizzerebbero le proprie figlie verso sport erroneamente considerati maschili, come le arti marziali. Giorno dopo giorno però ogni donna scopre in sé  profonde ricchezza: le proprie passioni. Le arti marziali sono una disciplina nobile con regole ben strutturate e rappresentano uno strumento ideale per incanalare lo stress di ogni giorno. Ho avuto modo di parlare con chi questa realtà la vive da vicino, una donna, come me, che ha fatto della kick boxing il suo mondo. Dolce ed elegante se la si vede in foto, Irene Valentini diventa l’emblema di come ognuna di noi possa reinventarsi da zero ogni volta, superando gli stereotipi,convogliando la propria energia in modo sano e costruttivo. La kick boxing usa solamente braccia e gambe a differenza del karate in cui sono possibili anche ginocchiate, gomitate, prese e proiezioni. Si tratta di uno sport a bassa partecipazione femminile, ma non per i motivi che possono sembrare più ovvi, ma per pura e semplice vanità. Ogni sport, soprattutto agonistico richiede sacrifici in termini di tempo, passione e gestione dell’alimentazione, un lavoro quindi che non finisce dopo aver posato i guantoni nell’armadietto, ma che diventa un vero e proprio stile di vita, in cui anche un livido, un pomeriggio senza make-up o un tacco alto non privano una donna della  femminilità, ma le regalano bellezza e vigore, in particolar modo quando gli occhi sono illuminati dal sacro fuoco della passione.

Un impegno, una scelta, come ribadisce più volte Irene nella nostra intervista, che con una buona dose di programmazione, può essere inserita in una vita piena, serena e soddisfacente. Irene infatti, a dispetto delle dieci ore di allenamento a cui si sottopone ogni settimana, in aggiunta alle gare con cadenza mensile, studia Editoria, culture della comunicazione e della moda all’università di Milano e lavora per mantenersi agli studi. Tutto questo non le impedisce comunque una vivace vita sociale e le regala anche amici dentro e fuori dal ring. Colpisce come una disciplina come questa crei -per stessa ammissione di Irene- un clima di fiducia e rispetto con i compagni di avventura, un clima privo di pregiudizi e maschilismo.

“I miei compagni di allenamento mi trattano da pari. Anzi siamo un gruppo unito. È uno sport individuale ma anche di squadra. Siamo insieme quando ci alleniamo e durante le gare ci sosteniamo a vicenda, sempre.”

 Al pari di altri sport come la danza è previsto un impegno economico iniziale che con l’avvio della carriera agonistica può essere ammortizzato. Per chi decide di dedicare la sua vita a questa disciplina vi è anche la possibilità di trasformarla in un vero e proprio lavoro ed entrare nella UFC (Ultimate Fighting Championship), la più importante organizzazione di arti marziali miste (MMA), che permette di ricevere un compenso per ogni incontro sostenuto.

Ogni sport richiederebbe un inizio in età precoce, tutti sanno come i bambini riescano ad apprendere ciò  che per gli adulti diventa impegnativo. Tuttavia non è mai tardi per iniziare, infatti Irene, che oggi ha 26 anni, si è avvicinata  al mondo della kick boxing solo un anno fa,  dopo anni in cui ha praticato danza.

Io ho iniziato a 25 anni e prima facevo danza. Vien quasi da ridere vero?!”

Doppiamente interessante e significativa la vita di questa giovane che da cigno si è trasformata in guerriera, un ulteriore monito di come nella vita sia sempre importante saper cogliere le diverse sfumature di noi stessi poiché nella lotta verso la felicità non esiste sesso, nazionalità o colore ma solo la voglia di impegnarsi e mettersi in gioco con passione verso un obiettivo.

(La foto di Irene Valentini  è stata realizzata da Marco Sala)

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