close
L’introscienza

L’introscienza

28 giugno 2017

Dall’evoluzione all’involuzione emotiva

E’ un’epoca di cambiamenti e turbamenti, dove la vita quotidiana è un esercizio costante di sopravvivenza. Il must risulta essere il vivere alla giornata, non pensando al passato che potrebbe procurare “nostalgia” e neppure al futuro, per non perdersi in mille congetture, facendosi venire tanti dubbi. Così nei rapporti sociali vigono il cinismo, l’incomprensione, il pensiero non propositivo. In queste condizioni l’identità personale è un lusso, in un’epoca in cui incombe l’austerità, un lusso disdicevole. Dove la vita è minata da continue minacce di uomini non illuminati che uccidono a caso, che straziano, che fanno male a chi dicono di amare. L’identità implica una storia personale, amici, una famiglia (qualunque essa sia, ormai non più quella nucleare), il senso d’appartenenza ad un luogo. In stato d’assedio l’io si contrae, si riduce a un nucleo difensivo armato contro le avversità. L’equilibrio emotivo richiede un “Io minimo”, non un Io sovrano. E’ quanto teorizzato dal sociologo e storico statunitense  Christopher Lash. Tra i suoi volumi, l’Io Minimo, La Cultura del Narcisismo, Il Rifugio di un mondo senza cuore, Il Paradiso in terra, La Ribellione delle élite.

L’equilibrio si mantiene se si è capaci di gestire l’Io minimo, che consente un semi respiro, senza mai perdere la dignità. Senza azzerare o farsi alterare l’autostima, indispensabile per proseguire.

Il progresso ci ha dato tanto, anche se l’uomo non ha calcolato quanto ha perso sfruttando l’ambiente per costruire, quanto non è stato attento alle risorse naturali, alle altre specie, quanto non si è fermato di fronte alle esigenze egoistiche, non pensando di far parte dell’ecosistema come animale. Dall’evoluzione all’involuzione emotiva. A una dicotomia del giusto tempo per costruire e del tempo per scambiarsi socialmente alla povertà di sentimenti. Fino all’apatia, alla rinnegazione di ogni coinvolgimento. Fino all’anestesia del sentire, per non soffrire di più. Perché ora l’uomo è più infelice, pauroso, confuso, disturbato? Perché abbiamo fatto tanto per sentirci liberi e fieri nello sfruttare la nostra intelligenza e ci troviamo emotivamente svuotati. Quali sono gli step per sfruttare appieno la nostra intelligenza emotiva e per riconquistare il nostro spazio, la nostra fetta di umana felicità ? L’ Ii Minimo deve trovare i valori, li deve recuperare per  diventare un IO sapiente che sappia contenere, come quando non piove, in una “ vasca” i liquidi necessari, anche quando non c’è acqua. Nasce la necessità di un Io Contenitore. Io credo che la forza di più persone, oggi, che condividono dei valori, possa essere il principio per per nuovi traguardi, verso la vera libertà, che è quella di stare meglio. Tutti. Riprovando a pensare con la testa e con il cuore. Per affrontare senza paura anche un’idea di futuro più vivibile.

Opera (Sansavini)
Beatrice Sansavini

 

 

 

 

 

L’io minimo è stato rappresentato anche nella storia dell’arte e da due artisti contemporanei come Beatrice Sansavini, che ha sviluppato su tela la rappresentazione  di lembi di pelle e cellule colorate;  perché la pelle disegna su se  stessa ogni tipo di dolore non solo organico  ma anche psicologico. Anche  l’artista e dermatologo Pier Luca Bencini ha trasposto le immagini del microscopio focale che analizza gli strati  del derma sulla tela di un quadro esprimendo emozioni e sentimenti.

Immagini pelle al microscopio
Pier Luca Bencini artista e dermatologo

Susanna Messaggio

Susanna Messaggio

Editor in chief, Beyond PR

Una lacrima è fatta all’1% di acqua e al 99% di emozioni: allenarsi alla resilienza

Oggi è la Giornata Mondiale del Bacio