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Percorsi dell’anima tra arte scienza memoria e identità

Percorsi dell’anima tra arte scienza memoria e identità

Per non “dimenticare”. Il 22 Settembre è la giornata nazionale dell’Alzheimer

A cosa servono le opere d’arte? A farci vivere meglio

Arte come terapia, ma anche mezzo e strumento per interpretare, esprimere emozioni positive e negative;  ma aiuta anche a lenire sofferenza, paura e malattia. L’arte è anche “memoria” e “identità”. Mi colpiva in questi giorni l’impegno artistico ed espressivo di un’artista poliedrica come Paola Michela Mineo che, attraverso la sua testimonianza contemporanea, sta accendendo i riflettori su una data importante. Da non “dimenticare”.  Il 21 Settembre è  la giornata nazionale dell’Alzheimer (Alzheimer International) una data che ha la responsabilità di fare annualmente il punto rispetto al problema delle demenze e alla ricaduta della malattia nella nostra società.

Paola Michela Mineo

Paola Michela Mineo è un’artista relazionale , di grande sensibilità che ha sviluppato un linguaggio interdisciplinare che spazia dalla performance art alla fotografia, dalla scultura alle installazioni e partecipa al mutamento più rilevante nell’arte contemporanea che, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, ha spostato l’attenzione dall’oggetto ai processi relazionali,  come nel progetto da lei curato e denominato  “Impronte Sfiorate”, un progetto artistico, sviluppato nel 2014 all’interno dell’Istituto di custodia attenuata per madri con prole. In coerente prosecuzione del proprio percorso artistico e di ricerca Paola Michela Mineo sta affrontando  ed approfondendo con  un processo creativo analogo a quello sopra descritto, l’ambito delle malattie degenerative, in particolare del morbo di Alzheimer.

Impronte sfiorate di Paola Michela Mineo

Argomento in gran parte sconosciuto e temuto, quando non semplificato o addirittura rimosso dalla coscienza e dalla cultura collettiva e che pure coinvolge in reti di relazione malati, operatori, caregiver, decisori politici, ricercatori e scienziati. Di questo lavoro sentiremo sicuramente parlare molto nei prossimi mesi, perché le relazioni umane sane ed autentiche  sono  salutari non solo per il corpo ma anche  e  soprattutto per la nostra  mente. E grazie all’impegno artistico di Paola Michela Mineo nasce l’occasione per fare il punto su una patologia complessa come il morbo di Alzheimer. Si tratta di una sindrome degenerativa con perdita della memoria e progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, emotive e del pathos. Chi ne è affetto subisce una degenerazione funzionale nell’area dell’Ippocampo e delle docce frontali ( legate a ricordi ed emozioni) che si estende a tutto l’encefalo con perdita di funzioni legate al meccanismo di un neurotrasmettitore polivalente: l’Acetilcolina. “Si tratta di una malattia che provoca una profonda sofferenza. L’Alzheimer è una patologia  che provoca dolore psicologico e angoscia  anche alle persone che vivono accanto a chi ne è colpitospiega Giuseppe Quattrocchi Neurofisiatra e Direttore del Dipartimento delle attività Socio Sanitarie e del Reinserimento di Messina– Le problematiche che la malattia comporta sul piano fisico, psicologico e comportamentale, si ripercuotono in modo determinante nell’intero sistema socio-familiare di riferimento”.

Giuseppe Quattrocchi

Secondo il Rapporto Mondiale Alzheimer 2016 ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza (la malattia di Alzheimer rappresenta il 60- 70% delle demenze). Questa cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Sono oltre 9,9 milioni i nuovi casi di demenza ogni anno, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi rendendo la demenza la più importante crisi sanitaria del 21esimo secolo. Perché si ipotizza un tale progressivo incremento? Giuseppe Quattrocchi non ha esitazioni: “ la  causa è multifattoriale. I casi aumenteranno perché la popolazione è più longeva e contestualmente cresce l’emarginazione sociale e l’isolamento affettivo. Per contrastare la patologia si può agire sugli stili di vita: sedentarietà, obesità  e stress professionale  sono fattori prognostici negativi”.   Ma cosa sta facendo la ricerca per contrastare un tale allarme? “ la diagnosi precoce è fondamentale- chiarisce il dr Quattrocchi– ci sono evidenze scientifiche recenti che stanno sviluppando studi di immunogenetica che,  in caso di diagnosi precoce,  possono ritardare fino al 25% l’evoluzione della malattia”.

Per questo presso il nostro dipartimento a Messina lavoriamo moltissimo su progetti riabilitativi di autonomia cognitiva, di riabilitazione funzionale, ma anche sociale ed emotiva- ha concluso il neurofisiatra–  per aiutare i pazienti a contrastare l’isolamento psichico ed emotivo e  la perdita di memoria;  perché i ricordi danno forma alla nostra identità e perdere la memoria significa smarrire la nostra anima.

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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