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Procida: isola del cinema e della poesia

Procida: isola del cinema e della poesia

L’isola di Procida appare come un  presepe sospeso nel tempo

Rosa, lilla, giallo, azzurro, rosso, arancione, bianco: un esplosione di colore  accoglie il turista che arriva dal mare. A mano a mano che le distanze si accorciano il mistero è svelato. I colori sono quelli delle abitazioni, una differente dall’altra.

L’incanto di Procida: piccoli borghi antichi, vicoli stretti, carrugi variopinti e pertugi  al riparo dagli sguardi indiscreti dei turisti

Procida sembra spuntare dal mare,  a metà strada tra la costa partenopea e l’isola di Ischia. Procida è un’isola di origine vulcanica emersa dal Mar Tirreno circa 17 mila anni fa. All’approdo si è accolti da  una brezza leggera e rigenerante che accompagna alle baie riservate, alle calette di bellezza poetica, dove il mare è il primo attore. I protagonisti sono  i pescatori. Le loro imbarcazioni, sono le sole,  capaci di raccontare atmosfere levigate e scolpite dal lavoro instancabile del vento. Ad accoglierci allo sbarco  la nostra guida turistica: sorriso Mediterraneo e accento Partenopeo, Raimondo Ambrosino,  inizia a raccontarci le suggestioni di Procida.

La Corricella, è un delicato groviglio policromatico di case di pescatori

Si tratta del  borgo scelto da Massimo Troisi per alcune scene del film  “Il Postino”. Raimondo ci accompagna davanti all’ufficio postale ripreso più volte sul set del film ispirato al romanzo “Il Postino di Neruda”  che ha reso celebre Procida e ha dato l’ultimo saluto a Massimo Troisi scomparso nel 1994,  poche ore dopo aver girato le ultime scene del capolavoro cinematografico firmato da e Radford e Troisi.

“Le case dell’isole sono schizzi di colore sulla tavolozza di un pittore –ci racconta Raimondo-  perché in passato i pescatori dovevano poterle riconoscere rientrando dalle battute di pesca. Anche l’imbarcazione corrispondeva allo  stesso colore della casa. E questo serviva alle mogli per riconoscere ed accogliere il ritorno del guerriero oppure… per far uscire di casa eventuali…ospiti clandestini (!)”  Poi ci sono le spiagge quasi tutte accessibili, alcune di sabbia fine, altre di trama vulcanica, ma sempre bagnate da un mare cristallino. Si accede all’isola attraverso il  porto principale di Procida, la Marina Grande: qui attraccano traghetti e aliscafi dalla terraferma e da Ischia, e da qui si raggiungono tutte le zone dell’isola.  La bellezza di Procida è nella lentezza, nel vento,  nel silenzio: pescatori, mare azzurro e barche, limoni, orticelli coltivati dagli abitanti dell’isola, panni stesi al vento,  piccoli borghi medievali sornioni.

Le persone ti sorridono e si fermano  a parlare con i turisti. Sono curiosi, vivaci e attenti a ciò che racconti. Raccontano la loro isola con entusiasmo e passione. In questo non sento alcuna nostalgia di Milano, dove qualche volta  le domande sembrano sbiadite, annoiate e le risposte artefatte. Mi domando come debba essere la quiete a Procida da Ottobre a Maggio. Io che amo il rumore del silenzio penso che quando Procida sonnecchia, gelosa della sua autenticità…deve essere irresistibile…. Il tempo sembra essersi addormentato  a Terra Murata, il borgo più alto dell’isola, in cui i procidani si rifugiavano durante le scorrerie dei saraceni, e dove ora trovano riparo le testimonianze culturali ed architettoniche dell’isola. Arriviamo nel centro storico di Procida dopo aver varcato vicoli angusti e bellissimi, al passaggio attraverso  alcuni carrugi abbiamo trattenuto il fiato,  mentre la  nostra infaticabile guida varcava strettoie da infarto al miocardio ( io non avrei mai preso la patente a Procida). Giunti in vetta la vista è mozzafiato: il  Golfo fa sfoggio di una bellezza sfrontata e  indomita.  Svettano il palazzo  D’Avalos (1563) divenuto solo in seguito Palazzo Reale. Nel 1830 l’edificio fu trasformato in una vera e propria cittadella carceraria, chiusa poi nel 1988.

Mi allontano un istante dal gruppo, quasi  attratta da un richiamo,  e scorgo l’abbazia di San Michele Arcangelo (XVI sec.) dove entro in punta di piedi. Vi sono conservate numerose opere d’arte e mi soffermo davanti al  dipinto raffigurante San Michele che sconfigge il male. Raimondo mi racconta più tardi che l’omaggio all’Arcangelo,  da parte dei cittadini di Procida, fa eco ad un’antica battaglia, in cui gli abitanti dell’isola, riuscirono a sconfiggere i Saraceni grazie all’intervento del potente Arcangelo. Una testimonianza passata che narra le trame per lo scenario di un altro film ancora da girare. Le terrazze panoramiche di Procida tolgono il fiato. Durante la strada di ritorno regna il silenzio assoluto. Nessuno parla. Incanto e  bellezza richiedono tempo per essere elaborate. L’isola di Procida ha una superficie di 3,7 km². Il perimetro, estremamente frastagliato, misura circa 16 km. Gli abitanti sono 10.400. A Procida non manca nulla. Nemmeno l’ospedale. I bambini infatti nascono sull’isola. Vorrei conoscere di più ma il timer  del rientro incombe sulla nostra gita. Raimondo, che viaggia tutto l’anno e conosce l’Italia,  ci regala il suo ultimo consiglio: non si può lasciare l’isola senza assaggiare il dolce tipico di Procida. Qualcuno lo chiama Lingue di Bue, ma Raimondo -con il  sorriso sornione- mi dice che il nome più vero è Lingue di Suocera. Non riesco a non ridere! Non me lo faccio ripetere due volte. Scendiamo verso il porto e al terzo tentativo riusciamo nell’intento. Mentre mi tuffo in una sfogliatella tiepida ripiena di crema al limone, quasi mi scendono le lacrime: il potere della serotonina!!!!!

Indimenticabile come il nome di questa isola: secondo un’ipotesi Procida deriverebbe dal verbo greco Prochyo, in latino profundo: l’isola sarebbe stata infatti profusa, messa fuori, sollevata dal fondo del mare o dalle profondità della Terra. Di tutte le storie ascoltate,  questa mi pare la più adatta. Non basta la penna per scrivere di Procida, meglio i versi di una poesia….

 

 

“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla”. ( Pablo Neruda)

Elisa Stefanati

Elisa Stefanati

Managing Editor, giornalista, psicologa e psicoterapeuta

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