I consigli degli esperti: “Se vostro figlio bagna il letto non rimproveratelo e parlatene col pediatra, l’enuresi può essere curata”.

 Disturbo comune nell’infanzia, l’enuresi notturna, ossia l’emissione involontaria di urina nel sonno, interessa 2 milioni di italiani e più di un milione e 200 mila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni. La Giornata Mondiale dell’Enuresi del 28 maggio punta a promuovere il dialogo con il medico per indagarne le cause (familiarità, ridotta produzione dell’ormone antidiuretico (ADH), difficoltà di controllo della vescica) e cercare le soluzioni perché, nonostante sia un disturbo così diffuso, è ancora sottostimato e non curato.

Rivolgersi al pediatra è fondamentale, ma da un’indagine telefonica svolta con il metodo TFN (Tools Free Number) su un campione di 13mila famiglie emerge che il 61% dei pazienti con enuresi (oltre 700mila bambini) non si è mai consultato con un pediatra e il 16% di questi ha più di 12 anni.

“Per evitare ripercussioni sull’autostima del bambino, che non va assolutamente rimproverato né svegliato durante la notte, – spiega la professoressa Maria Laura Chiozza, urologa, pediatra e senior expert della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Padova – sono fondamentali la diagnosi e il trattamento precoci, utili anche ad abbassare il rischio di incontinenza da adulti”.

“Alcune buone abitudini – prosegue il dottor Antonio D’Alessio, chirurgo urologico pediatrico e pediatra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Pediatrica dell’ASST Ovest Milanese, Ospedale di Legnano (Milano) – come fare pipì prima di andare a letto, bere molto durante il giorno ma poco dopo le 18, ridurre i cibi salati e ricchi di calcio e contrastare sovrappeso e stitichezza, sono molto utili. Solo nelle forme più severe di enuresi possono essere prescritti farmaci in base alla causa scatenante: l’ormone antidiuretico sintetico quando il problema è dovuto alla ridotta produzione di ADH e anticolinergici se l’origine del disturbo è la difficoltà nel controllo della vescica. Per le forme miste, vanno assunti entrambi i farmaci”.

L’enuresi, che si differenzia in tre tipologie, è un disturbo di cui si può iniziare a parlare dai 5 anni, quando l’apparato urinario è ormai maturo. Quando il problema dipende da un deficit del normale aumento della produzione notturna dell’ormone ADH si è in presenza di “enuresi monosintomatica”. In altri casi, il problema è riconducibile a improvvise contrazioni del muscolo della vescica, che non sono fermate dalle strutture del cervello che dovrebbero tenerle sotto controllo. Vi è infine la cosiddetta “forma mista”, caratterizzata dalla presenza contemporanea di entrambe le cause.

Si è poi soliti distinguere l’enuresi anche in primaria, quando il bimbo fa la pipì a letto quasi ogni notte e non c’è mai stato un periodo di almeno 6 mesi in cui abbia lasciato il letto asciutto, e secondaria, in cui ricoprono un ruolo rilevante i problemi psicologici del bimbo e si manifesta dopo un periodo di almeno 6 mesi in cui il bambino non ha bagnato il letto.

Il pediatra, dopo aver visitato il paziente, fa compilare ai genitori il diario minzionale per riconoscere il tipo di enuresi e prescrivere una terapia adeguata. Nei casi più seri (quando si bagna il letto quasi ogni notte) è necessario seguire una terapia farmacologica, ma fondamentale è anche il ruolo dei genitori che devono tenere sempre un atteggiamento positivo, senza però trascurare il problema.

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