Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, ha annunciato una indagine conoscitiva su donazione midollo osseo e ddl su uso delle cellule staminali cordonali”

E’ in arrivo “un’indagine conoscitiva su donazione midollo osseo e Ddl su uso delle cellule staminali cordonali”. A darne l’annuncio, solo pochi giorni fa, i senatori pentastellati Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, e Raffaele Mautone durante il convegno “Diamo il meglio di noi. Doniamo per la vita”, che si è tenuto in Senato nei giorni. Dopo aver ascoltato le storie di chi ha donato o ha ricevuto una donazione, Sileri ha promesso un “Ddl sull’utilizzo delle cellule staminali cordonali affinché si possano donare o semplicemente conservare anche in Italia”, anche perché, come sottolineato da Raffaele Mautone, “ogni midollo compatibile preso dall’estero costa allo Stato circa 17.000 euro. Lo scorso anno i dati ci parlano di 848 donazioni in Italia dall’estero, 166 quelle che dall’Italia sono andate all’estero, con un costo, al netto di tutto, che si aggira per il nostro Paese intorno ai 12 milioni di euro”.

 

 

 

 

 

 

 

Il primo e forse più noto caso di impiego di cellule staminali cordonali fu quello del piccolo Matthew Farrow, il bambino affetto da anemia di Fanconi che nel 1988 a 5 anni ricevette una donazione dalla sorellina neonata. Da allora sono passati oltre 30 anni e oggi l’impiego di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale rappresenta una terapia consolidata per molte patologie del sistema sanguigno ed immunitario, ma anche a livello sperimentale nel trattamento delle malattie metaboliche e del sistema nervoso. Il prelievo avviene subito dopo il parto secondo standard di sicurezza rigidissimi e può essere donato a una banca pubblica per dare la possibilità di cura alle persone che necessitano di trapianto di cellule staminali o a una banca privata familiare, per uso personale del bambino o di uno dei famigliari. Ancora oggi, però, molto spesso i futuri genitori non sono adeguatamente informati di questa opportunità e il cordone finisce tra i rifiuti speciali, con tutto il suo carico di potenzialità terapeutiche.

Le cellule staminali, a prescindere dalla loro provenienza, sono cellule non specializzate, in grado di replicarsi indefinitivamente

Le cellule staminali mentre si replicano,  rimangono  identiche o si trasformano in cellule diverse specializzate”, spiega il dott. Mario Fadin (nella foto sotto), specialista in ostetricia e ginecologia presso Centro Medico Sempione a Milano, “Questo significa che possono essere impiegate per generare nuove cellule del sangue e del sistema immunitario, ma anche altri tipi di cellule specializzate, come quelle nervose e muscolari danneggiate da una malattia. Le cellule staminali cordonali sono simili a quelle prelevate dal midollo ma hanno una vitalità e una capacità proliferativa tali da generare un numero di cellule circa sette volte maggiore rispetto alle staminali del midollo osseo. Inoltre, sono incontaminate, perché protette dall’utero materno da virus, infezioni batteriche e inquinamento, e il relativo grado di immaturità immunologica rispetto a quelle midollari fa sì che presentino minor rischio di rigetto una volta trasfuse in quanto richiedono una compatibilità inferiore (4/6 loci invece di 9/10 o 10/10 loci midollo osseo)”.

 

 

 

 

Dal cordone ombelicale si estraggono due tipi di cellule: emopoietiche e mesenchimali. Le prime sono prelevate dal sangue che resta nel cordone ombelicale subito dopo il parto e grazie alla loro capacità di dare origine a globuli rossi, bianchi e piastrine trovano impiego nella cura di malattie del sangue e del sistema immunitario. Le cellule mesenchimali, prelevate dal tessuto del cordone, hanno un potenziale rigenerativo dei tessuti in quanto si dividono ciclicamente e vanno a sostituire le cellule danneggiate o che presentano segni di invecchiamento. “Queste cellule”, spiega la dott.ssa Renata Zbiec, general manager di FamiCord, società specializzata nel cellule staminali con certificazione ATMP (Advance Therapy Medicine Product) e approvazione FDA, “possono essere impiegate per il trattamento sperimentale per disordini del sistema nervoso e metabolico, nel trattamento della SLA, di Paralisi Cerebrale e Spina Bifida, autismo”

In Italia la raccolta del sangue cordonale è possibile in tutti gli ospedali e avviene tra uno e tre  minuti dopo il taglio del cordone ombelicale, sia in caso di parto naturale sia cesareo. Da questo sangue, opportunamente processato, vengono estratte le cellule staminali emopoietiche e mesenchimali. “Conservare le cellule staminali del proprio bimbo significa garantire protezione della salute a tutta la famiglia, perché tali cellule staminali sono compatibili potenzialmente anche con i genitori e i fratelli. Ma anche dare un contributo alla società qualora si scelga di donarle alla banca pubblica”, conclude il dott. Fadin, “ad oggi in Italia il 95% dei cordoni ombelicali viene gettato nei rifiuti speciali, uno spreco di risorse dovuto alla mancanza di conoscenza delle potenzialità in essi custodite. Crediamo che ogni genitore debba poter scegliere consapevolmente di conservare le cellule staminali del proprio figlio per assicurarne il futuro”. “Il problema oggi è la cattiva informazione!, gli fa eco la dott.ssa Zbiec, “per questo abbracciamo con entusiasmo iniziative come Milano Taking Care, la due gironi dedicata alla salute e alla prevenzione in programma il 18 e 19 maggio al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, dove all’interno del Kids Village saremo a disposizione delle mamme per spiegare loro tutte le possibili applicazioni terapeutiche delle cellule staminali cordonali”.

 

(Videointervista a Renata Zbiec a cura di Valentina Tenani)