Quelle del cordone ombelicale hanno un minor rischio di rigetto e una superiore capacità proliferativa rispetto a quelle del midollo osseo

 

In Italia, non è consentita la conservazione del sangue del cordone ombelicale per uso autologo, eccezion fatta per i casi di patologie, tra i consanguinei del nascituro, per cui è riconosciuto clinicamente valido e appropriato l’uso terapeutico delle cellule staminali del sangue da cordone ombelicale. Al contempo, però, la Legge italiana permette di esportare, in una struttura estera e a spese proprie, il sangue da cordone ombelicale prelevato al momento della nascita dal proprio figlio e di conservarlo per uso personale.

«A prescindere dalla loro provenienza (midello osseo o cordone ombelicale, ndr), le staminali sono cellule non specializzate, ossia capaci di replicarsi indefinitivamente rimanendo identiche oppure trasformandosi in cellule diverse specializzate», spiega il dottor Mario Fadin, specialista in ostetricia e ginecologia e direttore del Centro Medico Sempione di Milano. “Quindi, possono essere impiegate per generare nuove cellule del sangue e del sistema immunitario, ma anche altri tipi di cellule, come quelle nervose e muscolari danneggiate a seguito di una malattia».

In Italia, la raccolta del sangue cordonale è possibile in tutti gli ospedali e avviene dopo il taglio del cordone ombelicale, sia in caso di parto naturale sia nell’eventualità di un parto cesareo. Dal cordone ombelicale si estraggono due tipi di cellule: le emopoietiche e le mesenchimali. Le prime sono prelevate dal sangue che resta nel cordone ombelicale subito dopo il parto e, grazie alla loro capacità di dare origine a globuli rossi, bianchi e piastrine trovano impiego nella cura di patologie del sangue e del sistema immunitario. Le cellule mesenchimali, prelevate dal tessuto del cordone e non dal sangue, hanno un potenziale rigenerativo dei tessuti in quanto si dividono ciclicamente e vanno a sostituire le cellule danneggiate o che presentano segni di invecchiamento.

«Questi due tipi di cellule», spiega la dottoressa Renata Zbiec, general manager di FamiCord, società specializzata nel trattamento delle cellule staminali che vanta la più grande rete europea di banche del sangue cordonale e primo produttore delle cellule mesenchimali del tessuto cordonale, con certificazione ATMP (Advance Therapy Medicine Product) e approvazione FDA (Food and Drug Administration, l’ente americano di controllo dei farmaci e dei prodotti alimentari), «possono essere impiegate per il trattamento di 80 malattie del sistema immunitario e sanguineo, come anemie, leucemie e linfomi, talassemie, malattie autoimmuni e in trial per disordini del sistema nervoso e metabolico, nel trattamento della SLA, di paralisi cerebrale e spina bifida, autismo, nella ricostruzione delle cellule del cuore dopo un infarto, delle cartilagini e delle giunture. A oggi, sono stati effettuati oltre 40mila trapianti con questo tipo di cellule staminali».

Chi decide di conservare le cellule staminali cordonali riceve un kit per il prelievo e il trasporto del sangue. Nell’ultimo mese di gestazione, la mamma si dovrà sottoporre a una serie di esami del sangue per escludere epatite B e C e HIV 1-2. Inoltre, l’ospedale dove avverrà il parto dovrà essere contattato per avviare le pratiche necessarie per ottenere l’autorizzazione all’esportazione del campione. Il giorno del parto, a prelievo avvenuto, un corriere della banca ritirerà il campione e lo porterà in laboratorio dove il sangue verrà analizzato e processato per l’estrazione delle cellule staminali cordonali. Al termine della procedura, sarà inviato alla famiglia un report delle analisi e un certificato di avvenuta crioconservazione. A questo punto il campione è pronto per l’utilizzo.

Conservare le cellule staminali del proprio bimbo significa garantire protezione della salute a tutta la famiglia. «Infatti, tali cellule staminali sono potenzialmente compatibili anche con i genitori e i fratelli. Conservarle significa anche dare un contributo alla società qualora si scelga di donarle alla banca pubblica», conclude il dottor Fadin. «A oggi, in Italia il 95% dei cordoni ombelicali è gettato nei rifiuti speciali: uno spreco di risorse dovuto alla mancanza di conoscenza delle potenzialità in essi custodite. Ogni genitore dovrebbe poter scegliere consapevolmente di conservare le cellule staminali del proprio figlio per assicurarne il futuro».