Al Convegno dei Giovani Imprenditori di Rapallo sono in corso test audiometrici gratuiti per promuovere la prevenzione dei disturbi uditivi nelle aziende

 

Globali: economia delle connessioni. Questo il tema della 49esima edizione del Convegno dei Giovani Imprenditori in corso a Rapallo (Genova). Ogni cosa cambia significato se è connessa a un’altra. Ogni luogo è vicino o lontano, secondo quanto è accessibile. Da un lato e dall’altro di un ponte, della via della seta, di un cavo sottomarino c’è il desiderio umano di collegare, unire, moltiplicare le occasioni di crescita. Siamo il mondo delle connessioni. Il luogo dove ognuno può cambiare il proprio destino riconnettendosi al resto del globo. Dove non possiamo migliorare ciò a cui non siamo connessi. Noi siamo l’economia delle connessioni. Sentire bene è importante per connettere, ascoltare e, dunque, per comunicare meglio.

Signia, brand internazionale leader nella produzione di apparecchi acustici – distribuito in Italia da Sivantos – sta partecipando a questo Convegno per ribadire l’importanza delle prevenzione dei disturbi dell’udito anche all’interno delle aziende. L’affaticamento è infatti  uno dei principali problemi che devono affrontare le persone ipoacusiche (che hanno cioè deficit uditivi), perché devono fare uno sforzo maggiore per sentire quello che dicono i colleghi. Faticare per comunicare al lavoro – oltre ad avere impatti sulla vita familiare – può avere ripercussioni negative e portare a una mancanza di fiducia nelle proprie capacità, oltre a una diminuzione delle performance lavorative. Perciò, è importante che il tema dei disturbi uditivo sia affrontato anche dalle aziende. A Rapallo, gli audioprotesisti partner di Signia stanno effettuando test audiometrici ai giovani imprenditori per far verificare loro di persona quanto sia semplice (e altrettanto importante) sottoporsi a controlli dell’udito.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) 280 milioni di  persone  nel mondo soffrono di problemi d’udito; di questi, 8 milioni vivono nel nostro Paese. 50 anni è l’età a cui in genere compaiono i primi problemi di presbiacusia; superati i 65 anni i problemi a carico dell’udito diventano più frequenti.

 

Dipende dall’età, ma non solo…

Oltre all’ipoacusia (calo dell’udito) legata all’età, che è detta appunto presbiacusia, esistono altri fattori di rischio che possono contribuire alla perdita dell’udito. Quelli più significativi sono i fattori ereditari, il fumo, l’abuso di determinati farmaci, l’ipertensione e l’aterosclerosi. Un’ulteriore causa è stata individuata nell’esposizione al rumore, qualora sia protratta nel tempo. In questo caso, è appropriato parlare di danno da rumore.

Visita otorinolaringoiatrica e diagnosi

Quali sono i segnali d’allarme che dovrebbero spingere a controllare la propria capacità uditiva? Il campanello d’allarme classico è la presa di coscienza che una persona, in varie circostanze, costringere i familiari a ripetere parole oppure interi concetti per capire quel che le dicono e comunicare con loro. Il conseguente peggioramento della qualità di vita rappresenta un ulteriore segnale che fa pensare a un deficit acustico. Oltre alla visita otorinolaringoiatrica, per diagnosticare un’eventuale ipoacusia è necessario effettuare anche a un esame audiometrico tonale e un test audiometrico vocale. Dopo la diagnosi di ipoacusia, è necessario recarsi da un audioprotesista qualificato, specialista in grado di individuare e consigliare la migliore soluzione acustica.

 

Soluzioni personalizzate

Il primo compito a cui l’audioprotesista deve assolvere è la valutazione, attraverso una serie di test, della potenziale resa che può offrire una corretta protesizzazione acustica. A questo punto, a seguito di un’attenta analisi degli obiettivi da raggiungere, suggerisce la migliore soluzione personalizzata. “Per individuare la protesi acustica più indicata in base al caso specifico è importante svolgere un’indagine attraverso la quale si individuano quali siano le aspettative della persona e si valutano eventuali difficoltà di gestione dell’apparecchio acustico (per esempio, l’utilizzo di una pila più o meno grande) e la manualità del paziente. Nel corso della prima fase dell’utilizzo dell’apparecchio acustico è fondamentale affidarsi all’audioprotesista, che sarà capace di gestire l’amplificazione ottimale affinché ogni paziente possa trarre un vantaggio per ciò che riguarda il personale miglioramento acustico.

In Italia occorre lavorare  sul fronte prevenzione

In Italia, il 97% delle persone dichiara che indossare apparecchi acustici ha migliorato la qualità della propria vita e il 72% afferma che – col senno di poi – li avrebbe dovuti utilizzare prima. Eppure, ancora oggi il 70% delle persone affette da deficit uditivi non è trattato. Questo il dato più allarmante, che fa luce su un problema sul quale in Italia occorre riflettere e agire in tempi rapidi. Le ragioni? Lo stigma prima di tutto, la paura che indossare un apparecchio acustico sia associato a “vecchiaia”, la mancanza di cultura della prevenzione e la stessa idea di apparecchio acustico legata ai device di molti anni fa. In realtà,  gli apparecchi acustici hanno subito un’evoluzione tecnologica incredibile. «Oggi sono a tutti gli effetti “high tech” weareable device, quasi invisibili, si connettono a smartphone e televisione, usano i sensori di movimento e l’intelligenza artificiale perché i suoni vengano percepiti nel modo più naturale possibile e seguono lo stile di vita di chi li indossa», sottolinea Barbara Zancan, Ceo di Sivantos Italia. «La prevenzione – sostiene Barbara Zancan – va fatta a partire dai 60 anni, perché la persona che non sente tende ad isolarsi».

Sono molti gli studi che indicano un aggravamento della demenza e delle capacità cognitive in relazione all’ipoacusia. «Il vero tema oggi è aumentare informazione e sensibilizzazione – conclude Barbara Zancan – per questo abbracciamo con entusiasmo iniziative come il congresso dei Giovani Imprenditori, oggi molto sensibili a temi di salute e benessere anche in azienda, perché ci aiutino a rivoluzionare il mondo dell’ipoacusia, rendendo il controllo dell’udito (e gli eventuali rimedi) parte dell’iter di cura e benessere della persona».