Il mistero dell’anima femminile che non si può spiegare nel romanzo di Monica Zarantonello

“Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza, come nel momento in cui amiamo”. Lo scriveva i padre della psicanalisi Sigmund Freud, il fondatore della disciplina che descrisse la psiche come qualcosa di enormemente complicato e di illimitata molteplicità. Una premessa che potrebbe ben rappresentare il prologo dell’opera prima di Monica Zarantonello scrittrice  Bolognese, classe 71, al suo esordio letterario con il romanzo “Il Mistero dell’eterna giovinezza” (Book Sprint Edizioni). Monica Zarantonello affida alla penna uno stile carismatico, brillante, incalzante, e la trama narrativa è avvolgente.

Nella foto l’autrice Monica Zarantonello

Nel titolo il preludio al viaggio. La prima parola è “mistero”. Per lo psicoanalista Carl Gustav Jung l’anima è il vero mistero che non si può spiegare. E Monica Zarantonello entra, in punta di piedi,  nell’animo femminile, dipingendo il tripudio caleidoscopico di emozioni che caratterizzano il cuore di una donna davanti ad una lacerante scelta: restare in un matrimonio ingiallito dalla polvere del tempo o inseguire il desiderio di un amore mai consumato. Se spiegare un mistero  significa togliere le “pieghe” dall’animo femminile, e quindi distendere un oggetto ripiegato o avvolto in modo che l’intera superficie risulti aperta, leggibile o distesa, la risposta non lascia dubbi: fantasie, sogno e immaginazione non possono essere spiegati, ma solo lasciati liberi di navigare nei mari profondi ed enigmatici dell’essere. L’animo femminile  è mistero, immagine, simbolo, metafora, mito, fattore creativo. L’interiorità non può essere spiegata da nessuna scienza oggettiva, così l’autrice accompagna il lettore negli spazi sconfinati  e sfumati del desiderio. La seconda parola del titolo è “giovinezza”: che rimanda al brivido vitale, che ci fa sentire invincibili, invulnerabili, nel momento in cui incontriamo gli occhi del desiderio. La protagonista della storia, della quale non viene mai svelato il nome,  affinchè ognuna si possa riconoscere in quell’istinto da “leonessa”  lotta tra Eros e Thanatos,  istinto di vita e di morte per capire quale sia il suo destino in un ecosistema  in cui tutti scelgono al posto suo, perchè  presuntuosamente sicuri di sapere ciò di cui le ha necessità. Solo l’Eros riaccende vitalità, femminilità e ardore. Nello sguardo del “lupo”,  il predatore fascinoso e seduttivo della storia,  la protagonista sembra smarrire sè stessa, e in quell’istante è come se il tempo si fermasse. Ogni donna -scrive l’autrice- deve scegliere se essere “lampadina, candela o cerino per ardere ancora”. Nell’incontro della protagonista della narrazione con il “lupo” esplode drammatico  il conflitto interiore tra il desiderio di pensare a sé stessa e quello di provvedere al bene degli altri, annullando il bisogno di sentirsi viva.  Poi c’è la parola “eterna” che riavvolge le pergamene del tempo di una clessidra infinita nella promessa di un’immortalità salvifica e di un sentimento che durerà per sempre anche se non verrà consumato.

 

Che cosa sceglierà la protagonista? Fede e ragione, passione e razionalità, piacere e doveri:  la lacerazione interiore si consuma fino alla penultima pagina del romanzo, in cui ogni personaggio viene lasciato libero di scegliere la propria felicità e come salvare sé stesso.  Ma la verità non sarà forse che non tutte le persone vogliono essere salvate? La salvezza implica un cambiamento. Sempre. Ed una scelta. Ed il cambiamento richiede di gran lunga uno sforzo  maggiore del restare uguali. Occorre coraggio per  guardarsi allo specchio e vedere oltre il proprio riflesso. Ed occorre coraggio per vivere, per lasciare andare ciò che è perduto, e vivere il mistero dell’oggi cui fa eco nel romanzo la citazione di papa Giovanni XXIII  “Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare”. L’autrice tra disincanto e purezza, sagacia e candore non teme di svelare il segreto della vita. E lo fa attraverso  una metafora di conturbante dolcezza: “ricordate il gioco del girotondo?  Ci si prende per mano e si ricomincia a girare  fino al momento in cui la canzone finisce e si cade a terra, per poi ricominciare. Ricordate la fatica per rialzarsi? Eppure, il bello del gioco, sempre essere proprio quello”.

Le cose accadono come mai oseremmo immaginare.