Meglio aggiungere vita ai giorni …(Rita Levi Montalcini) l’esempio delle donne ai tempi del Coronavirus

L’Italia in queste ore ha paura, l’Italia come “sostantivo” femminile ha il potenziale per farcela, ma solo se la risposta sarà di responsabilità collettiva e corale. L’8 Marzo, nelle storie di ordinaria resilienza all’emergenza Coronavirus, colpisce il ruolo decisivo svolto da molte donne nell’affrontare i propri compiti e ruoli professionali a vantaggio della collettività. Le donne “fanno”, studiano, si impegnano, rispettano le regole e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ il 2 Febbraio quando tre ricercatrici dell’Ospedale Spallanzani di Roma riescono per prime ad isolare il virus del ceppo cinese in laboratorio. Mentre tutta l’Italia è fiera di loro, si scopre che una di queste ricercatrici è precaria,  quello che segue è storia: si rincorrono i dati in rete sulla posizione dell’Italia: ultima in Ue per fondi a ricerca e istruzione.

Nessuna si perda d’animo, e un’altra donna in quelle ore comincia ad alzare la voce per informare in maniera scientifica e puntuale i cittadini, invitando alla ragionevole prudenza, su un virus che tiene con il fiato sospeso il mondo intero. Si chiama Maria Rita Gismondo e coordina il laboratorio di Microbiologia clinica del Sacco di Milano; con il suo staff sta eseguendo, h24,  gran parte delle analisi sui tamponi da quando l’emergenza  è esplosa. Non passa nemmeno un mese. E’ il primo marzo quando un’altra ricercatrice,  Claudia Balotta immunologa all’ospedale Sacco di Milano, annuncia che  con il proprio team di ricercatrici, anch’esse  precarie all’ospedale, lavorando giorno e notte, ha isolato il ceppo italiano del nuovo Coronavirus. Nella giornata dell’8 Marzo un omaggio alle donne è dovuto, ma le pari opportunità sono, ancora cosa lontana. E in questi giorni in cui la paura accompagna il nostro sonno, abbiamo bisogno anche di favole: due fiabe al giorno, in diretta Facebook, per tenere compagnia ai propri bimbi. E’ l’idea che è venuta alle insegnanti donne di una scuola d’infanzia di Biella, in Piemonte chiusa dall’ordinanza Coronavirus. E poi ci sono le infermiere come Sabina Baggioli dell’ospedale di Lecco che dopo dieci giorni senza tregua, nel concedersi il primo pasto caldo dopo ore estenuanti di lavoro,  si commuove perché le pizze ordinate e destinate al suo reparto, sono già state pagate in segno di rispetto e riconoscenza da un’altra donna, che era in pizzeria e ha voluto dire grazie al reparto di rianimazione dell’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco.

C’è un esercito di donne in divisa, in camice, ricercatrici, anestesiste, virologhe, scienziate, personale femminile sanitario in generale, Oss, donne responsabili della sanificazione di ambienti e presidi sanitari, insegnanti, cuoche, segretarie, assistenti, educatrici, imprenditrici, artigiane, mamme, mogli, nonne, figlie, sorelle che non si stanno risparmiando in  questi giorni complessi, le donne stanno danno il massimo, dimostrando di avere competenza, coraggio, senso di  responsabilità e di sicuro, anche  ragionevolezza nell’alzare la testa, superare la paura. Le donne, mai come adesso stanno dimostrando di mettere da parte l’I0 a vantaggio del NOI, del bene comune, della collettività. Per smentire un antico proverbio …”Chi dice donna dunque non dice ….danno”, mi sento di scrivere oggi e per i prossimi 365 giorni, che le donne soprattutto … FANNO! E’ nei momenti  critici che siamo invitate a dare il meglio di noi….!!!